«Nel mondo di oggi c'è grande sete di Cristo e della libertà che Egli solo ci offre. Nelle case cattoliche e nella parrocchia i nostri fratelli devono trovare le fonti di acqua viva, le fonti di grazia divina, le fonti del Magistero della Chiesa e dei Sacramenti, specialmente, la Penitenza e la Sacra Eucaristia, che possono estinguere la sete spirituale di un mondo tristemente secolarizzato» (Cardinal Leo Raymond Burke, 26 Dicembre 2010)

sabato 31 dicembre 2016

Offering of the Holy Mass "ad orientem"

His Eminence, Raymond Leo Cardinal Burke, Founder of the Shrine of Our Lady of Guadalupe, has announced that the Holy Mass at the Shrine will now regularly be offered with the priest facing the East or ad orientem. While individual priests, on pilgrimage to the Shrine, wishing to offer the Holy Mass facing the congregation or versus populum may certainly do so, in accord with current Church discipline, the regular celebrations of the Holy Mass at the Shrine will be ad orientem. In his homilies for both the Third Sunday of Advent and the Solemnity of Our Lady of Guadalupe, Cardinal Burke offered a catechesis regarding the orientation of the priest and people during the offering of the Sacrifice of the Mass. He explained that the priest at the head of the congregation will, with the congregation, turn toward the Lord during the prayers and, above all, during the Eucharistic Prayer, in order to render more visible our recognition that it is Our Lord Himself Who inspires our prayer and Who acts during the Eucharistic Prayer to make sacramentally present His Sacrifice on Calvary for our eternal salvation. We all turn to Him; we all look to Him.



He further explained that the practice of the priest facing the congregation, which developed during the years after the Second Vatican Ecumenical Council, was not in fact a discipline ordered by the Council. He observed that, while it may have seemed helpful at the time, it now seems fitting and indeed important to return to the ancient practice by which the union of the priest who offers the Sacrifice of the Mass, in the person of Christ, and the congregation is visible to us all and inspires in us a more ready recognition of Christ in our midst, as He is most fully and perfectly present in the Eucharistic Sacrifice. Quoting Cardinal Robert Sarah, Prefect of the Congregation for Divine Worship and the Discipline of the Sacraments, he explained that the teaching of the Second Vatican Ecumenical Council on the Sacred Liturgy does not speak of a change in the ancient discipline according to which âccœduring the Rite of Penance, the singing of the Gloria, the orations and the Eucharistic Prayer, all, priest and faithful, should turn together towards the East, to express their desire to participate in the work of worship and of redemption accomplished by Christ.
He explained that, returning to the ancient practice of the Church, we all face the East, we all face the Lord, during Sacred Worship. It is not a question of the priest turning his back to the faithful but rather directing himself, with the faithful, to Christ Who makes sacramentally present His Sacrifice for our eternal salvation. He expressed the hope that, purifying and enriching the liturgical practice at the Shrine, we will be one with Our Lady of Guadalupe in giving witness to the all-merciful love of God present, in a most extraordinary manner, in the Eucharistic Sacrifice.
He also explained that facing our Lord in Sacred Worship gives form to our daily living. In everything that we think and say and do, we are to turn to the Lord. Each day, we devote ourselves anew to the conversion of our lives to Christ. We live, intently engaged in the life of the world, but always with our eyes fixed on heaven, on our true destiny and the final destiny of the world. We are called to worship and serve God. We are called to make Christ, not ourselves, the center of our lives, so that we truly serve God, directing our minds and hearts more and more toward Him with fidelity, generosity and obedience.

Fonte: http://www.guadalupeshrine.org/about/offering-of-the-holy-mass-ad-orientem

martedì 20 dicembre 2016

I cardinali potrebbero correggere il Papa dopo le feste natalizie


In un’esclusiva intervista telefonica rilasciata a LifeSiteNews, il cardinale Raymond Burke ha dato una indicazione della possibile linea temporale da seguire per una “correzione formale” al Papa Francesco nel caso in cui il Papa non risponda ai cinque dubia (presentati al Papa da quattro cardinali, tra cui lo stesso Burke) che intendono fare chiarezza sull’esortazione Amoris Laetitia.
“I dubia – ha detto il cardinale americano – devono avere una risposta perché hanno a che fare con i fondamenti stessi della vita morale e del costante insegnamento della Chiesa in materia di bene e male”, “le varie realtà sacre del matrimonio e della Santa Comunione”.
Burke ha detto che “siamo negli ultimi giorni, giorni di forte grazia prima della Solennità della Natività di Nostro Signore, e poi abbiamo l’ottava della solennità e le celebrazioni di inizio del nuovo anno – tutto il mistero della nascita del Signore e della sua epifania”. Quindi il tempo di una correzione al Papa sarebbe “probabilmente qualche tempo dopo le festività natalizie”.
Il cardinale, che è anche il patrono del Sovrano Ordine Militare di Malta, ha detto che la forma della correzione potrebbe essere “molto semplice”. “Sarebbe diretta, come lo sono i dubia, solo così non si solleverebbero più domande sulle questioni”. L’idea del cardinale è quella di confrontare “le dichiarazioni confuse in Amoris Laetitia con quelli che sono stati il costante insegnamento e la prassi della Chiesa, correggendo in tal modo Amoris Laetitia”.
Il cardinal Burke ha definito la procedura di correzioni degli errori di un pontefice un “modo di salvaguardia dell’ufficio petrino e del suo esercizio”, anche perché “è realizzata con il rispetto assoluto per l’ufficio del Successore di San Pietro”, ha ricordato.
Fonte: http://www.lafedequotidiana.it/cardinale-burke-dubia-devono-risposta/

giovedì 15 dicembre 2016

Il cardinale Burke: “L’aborto è alla radice della violenza nella società”



In Hope for the World: To Unite All Things in Christ (Speranza per il mondo: ricapitolare tutte le cose in Cristo), libro-intervista con il giornalista francese Guillaume d’Alançon, il cardinale Burke  invita i cattolici a schierarsi in modo netto e senza compromessi per la difesa della vita nel grembo materno e ricorda un fatto che lo riguarda personalmente. Un medico aveva detto a sua mamma, che già aveva 5 figli, di preservare la sua salute “per amore e rispetto” dei suoi piccoli invitandola ad abortire. La signora ha rifiutato la proposta del medico, perché sia lei e che il marito credevano fermamente in Dio e pensavano che Cristo avrebbe dato loro l’aiuto necessario. Così è nato Raymond Leo che poi sarebbe divenuto il card. Burke. “Sono cresciuto in una famiglia molto sensibile ai più indifesi”, ha detto il card. Burke, “ricordo la preoccupazione che abbiamo avuto nella nostra famiglia per gli anziani, i malati. Già nella mia infanzia ho conosciuto persone con disabilità e ho imparato dai miei genitori il grande rispetto che dobbiamo avere per coloro che sono fragili. Mio padre aveva solo una sorella, e lei aveva la sindrome di Down. La nostra famiglia le ha sempre manifestato una grande attenzione”. Il “feroce attacco di oggi contro la vita”, scrive il cardinale, “è il risultato della distorsione del significato e dell’alto valore dell’atto sessuale, a cominciare dalla contraccezione”. L’aborto “è la logica conseguenza della mentalità contraccettiva che dovrebbe essere rifiutata in toto dai cattolici”. Il diavolo, spiega il cardinale nel testo, “vuole scoraggiarci: egli cerca di seminare il dubbio nella nostra mente,  per indurci a non difendere la vita umana pubblicamente. E  sottilmente ci induce a rimanere in silenzio, a disattivare la coscienza, a dire a noi stessi che siamo personalmente contro l’aborto, ma non dobbiamo esprimere la nostra fede e le nostre convinzioni morali di fronte agli altri”. Nel libro, che copre tutta la vita del cardinale, emerge il suo pensiero sulla storia della Chiesa e sulla vita e spiega la situazione attuale della Chiesa e del mondo. Il cardinale Burke parla di “rifiuto di Dio” e di “cultura della morte”. “Tutti coloro che si sono allontanati da Cristo hanno visto che Satana è un tiranno sanguinario”, dice il cardinale che ritiene “il grande pericolo di oggi” la “perdita del senso metafisico e, di conseguenza, di un senso di una realtà oggettiva”. Burke sostiene che “i milioni di aborti compiuti ogni anno negli Stati Uniti non possono continuare” perché l’aborto “è alla radice della violenza nella società”. Con l’arrivo di aborto, “la società ha registrato un aumento della violenza. L’assassinio dei più piccoli e indifesi esseri umani è la radice della violenza sociale”. Oggi, inoltre, “alcune persone dicono che le persone con malattie gravi o anziani sono inutili. Questo è veramente orribile”. C’è un profondo egoismo dietro questa idea, dice il cardinale, c’è una “logica individualista che sta dietro questa visione dell’essere umano e della sua dignità”.


Il card. Burke ricorda la bellezza sublime del Rito straordinario della Messa



«The Catholic Mass in the Extraordinary Form, more commonly known as the Latin Mass (TLM), distinctly demonstrates God’s grace reaching the faithful in the Eucharist», Cardinal Raymond Burke has said. 

«La Messa cattolica in forma straordinaria, più comunemente conosciuta come la messa in latino, dimostra chiaramente la grazia di Dio di raggiungere i fedeli nell'Eucaristia», ha detto il cardinale Raymond Burke durante la celebrazione di una Solenne Messa Pontificale nella Forma Straordinaria tenuta presso il Santuario di Nostra Signora di Guadalupe a La Crosse, Wisconsin il 10 dicembre scorso.

The cardinal described how potently the ancient Mass brings Heaven to earth, and God to man. The older form of the Mass powerfully personifies the apostolic tradition of priests who have carried Christ’s presence forth in the Eucharist since its inception at The Last Supper, he said.

Il cardinale ha descritto come l'antica Messa porta il cielo in terra e Dio all'uomo. La forma più antica della Messa personifica potentemente la tradizione apostolica dei sacerdoti che hanno portato avanti la presenza di Cristo nell'Eucaristia, sin dal suo inizio durante l'Ultima Cena. 

«The offering of the Pontifical Mass according to the 'usus antiquior', the more ancient usage in the Church, makes evident to us how divine grace flowing immeasurably and unceasingly from the glorious pierced heart of Jesus comes to us in the highest and most perfect manner in the Holy Eucharist».

«L'offerta della Messa secondo l’'antiquior usus', l'uso più antica nella Chiesa, ci rende evidente come la grazia divina scorre incommensurabilmente e incessantemente dal glorioso cuore trafitto di Gesù e viene a noi nel più alto e più perfetto modo nella Santa Eucaristia».

«The more ancient usage which was the ordinary form of the Roman Rite of the Holy Mass from the time of Pope Saint Gregory the Great until the reforms of the sacred liturgy after the Second Vatican Ecumenical Council, powerfully manifests the apostolic tradition, the unbroken line of Christ’s abiding presence with us in the Church by means of the apostolic ministry, by means of the pastoral charity of the apostles and their successors from the Last Supper, to the celebration of the Holy Sacrifice of the Mass this morning».

«L'utilizzo della forma più antica, che era la forma ordinaria del Rito Romano della Santa Messa dal tempo di papa san Gregorio Magno fino alle riforme della sacra liturgia dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II, manifesta con forza la tradizione apostolica, la linea ininterrotta di costante presenza di Cristo con noi nella Chiesa per mezzo del ministero apostolico, per mezzo della carità pastorale degli apostoli e dei loro successori da l'Ultima Cena alla celebrazione del Santo Sacrificio della Messa questa mattina». 

«The sublime beauty reflected in the careful articulation of the more ancient usage unveils the truth that here on the altar of this church, Heaven descends to Earth — Christ seated in glory at the right hand of the Father — descends to the altar and makes sacramentally present his sacrifice on Calvary and its incomparable fruit, the heavenly bread of His Body, Blood, Soul and Divinity».

«La bellezza sublime riflessa nell'attenta articolazione della Messa più antica svela la verità che qui sull'altare di questa chiesa, il cielo scende sulla terra - Cristo seduto in gloria alla destra del Padre - scende verso l'altare e rende sacramentalmente presente il suo sacrificio sul Calvario e il suo frutto incomparabile, il pane celeste del suo corpo, Sangue, Anima e Divinità». 

«The celebration of the two forms of the one Roman Rite makes possible that fuller and richer encounter with Christ to which Our Lady of Guadalupe is constantly leading us».
«It is my hope to be able to celebrate more regularly the Pontifical Mass according to the Extraordinary Form or more ancient usage in fidelity to the mission of this holy place».

«La celebrazione delle due forme del rito romano rende possibile un incontro più pieno e ricco con Cristo, al quale la Madonna di Guadalupe costantemente ci guida».
«La mia speranza è di poter celebrare con maggiore regolarità la messa pontificale in base alla forma straordinaria, nella fedeltà alla missione di questo luogo sacro».

Fonte: Lifesitenews

domenica 11 dicembre 2016

Il card. Burke ha preferito rimanere saldo nella fede anziché ancorarsi alla propria poltrona curiale

Nel suo intenso giro di presentazioni del libro Permanere nella verità di Cristo, lo scandaloso testo in cui cinque cardinali hanno osato difendere la dottrina cattolica sul matrimonio, S.E.R. il card. Raymond Leo Burke, uno dei fatidici cinque, è passato venerdì 15 maggio scorso anche nella città di Brescia. L’evento, in sé molto semplice e abituale, merita di essere segnalato per alcuni aspetti più o meno sorprendenti (ed uso questo aggettivo con una certa ironia).

Anzitutto, Brescia è il comune che la scorsa estate aveva invitato ed attendeva quale ospite d’eccezione il teologo cristiano eretico Hans Kung, cui il sindaco piddino avrebbe concesso la pregiata onorificenza del Grosso d’Oro. L’inopportunità dell’iniziativa era stata duramente illustrata da un insolitamente combattivo Giacomo Scanzi, direttore del Giornale di Brescia, che in data 15 aprile 2014 vergava: “Tra qualche settimana potrebbe essere annunciata la data di beatificazione di Paolo VI, cui Papa Francesco tiene moltissimo... A giugno, singolarmente, il Comune di Brescia, ha invitato per una lectio magistralis al Teatro Grande proprio Hans Kung, con l'idea di offrirgli un pubblico tributo... Vengono premiate le idee di Kung? Sono in netta contraddizione con il modello di virtù che la Chiesa celebra in Paolo VI e che Paolo VI ha sempre riproposto con coraggio. Viene celebrato il personaggio, senza nemmeno sapere bene quali sono le idee che professa? La scelta direbbe di una città ingiustamente superficiale e senza memoria”. Di Kung non si è più avuta traccia. E Burke? Burke fa parte dei 359 sacerdoti ordinati da Paolo VI nell’Anno Santo 1975. La sua visita dunque può ben esser letta come omaggio illustre al beato Pontefice bresciano, nell’anno della sua elevazione agli altari e nel giubileo di ordinazione dell’Eminenza americana. Verso il finale della conferenza, mostrando un tratto di familiarità che ha catturato la simpatia di tutti i presenti, lo stesso cardinale ha voluto ricordare il lieto anniversario, riservando parole di stima e riconoscenza per Papa Montini.
In seconda battuta, sperando di non far torto a nessuno, credo sia giusto sottolineare la disposizione positiva e generosa da parte della Curia Bresciana, che ha accolto con calore l’ospite, concedendogli di parlare nel Centro Pastorale Paolo VI. Dove sta il torto? Nel dover pensare ad altre diocesi italiane, di cui mi vergogno di fare il nome, ove i vescovi sono intervenuti per boicottare l’evento, o vietandone la partecipazione al clero locale, o addirittura costringendo gli assessori a ritirare la disponibilità delle sale comunali già prenotate. Anche questo è la Chiesa, i suoi vescovi, il clima delle diocesi nostrane. Ora, sia chiaro: non che mons. Monari a Brescia abbia steso tappeti rossi, né questo gli era richiesto, ma ha dato ospitalità a un cardinale; e di questa rettitudine, proprio perché indipendente da speciali simpatie personali, gli va reso onore e molto, l’onore di chi opera secondo giustizia.

Sulla conferenza solo brevi righe: mons. Burke ha presentato i punti salienti del testo incriminato. Non c’è stata nessuna dichiarazione contro l’attuale Pontefice - a dirla tutta, l’accusa di essere contro Francesco, sussurrata nei corridoi del Centro Pastorale, ha lasciato abbastanza sorpreso il cardinale - quanto un’opposizione decisa alle proposte di mons. Kasper unitamente al senso fermo del ruolo proprio del cardinalato, quale ministero di sostegno critico e franco per accompagnare il Papa nel suo discernimento. Critica e franchezza poco nell’era forse la più democratica che la storia ricordi, dentro e fuori la Chiesa. Questo però non è uno scandalo causato da Burke, ma al massimo un problema di coscienza dei suoi nemici, e di tali dinamiche si sono potuti ben avvedere gli astanti soddisfatti e numerosi, così numerosi da essersi dovuti spostare da una sala secondaria all’Aula Magna del Centro, così soddisfatti da aver circondato di lunghi affetti e attenzioni il relatore.
Quarto aspetto: la questione liturgica. Potremmo dirlo con una domanda: “ma è vero che Burke è fissato con la liturgia, la cappa, l’ermellino, il latino, le chiroteche, il Summorum Pontificum etc. etc.?” Risposta: purtroppo no. Burke è fissato con la preghiera vissuta in modo intenso e profondo. L’evento bresciano prevedeva una Adorazione eucaristica con recita del s. Rosario nel dopo cena. Il cardinale è arrivato visibilmente stanco alla funzione, eppure non ha mai dato segni di impazienza o trascuratezza. Ha indossato i paramenti predisposti dal parroco ospitante (belli ma affatto comuni), ha obbedito alle indicazioni a volte impacciate del cerimoniere, ha pregato con raccoglimento in ginocchio tutto il Rosario (udite udite: era in italiano), ha lasciato un pensiero finale accorato e affettuoso, senza fretta e senza retorica. L’indomani ha celebrato la s. Messa in forma ordinaria con grande intensità, ma senza troppi formalismi (l’opposto di quel che si vede in alcuni giovani sacerdoti un po’ tradizionalisti, cui forse manca troppo spesso - e non per colpa loro - un buon Maestro della Tradizione). Spero che anche questa testimonianza possa servire a sfatare il mito oscuro di un uomo che - caso più unico che raro nell’era bergogliana - ha preferito rimanere saldo nelle proprie posizioni in difesa della cura liturgica e della puntualità teologica, anziché ancorarsi alla propria poltrona curiale. Non so voi, ma a me un cardinale che rinuncia piuttosto all’ufficio in Vaticano anziché alla cappa con ermellino convince: evidentemente c’è un valore grande simboleggiato dalla cappa, addirittura più grande di uno stipendio romano o di una poltrona in Signatura Apostolica.

E’ dovuto un grazie alle associazioni che hanno invitato Sua Eminenza a Brescia: oltre al patrocinio dell’Ufficio Pastorale Familiare della Diocesi, si segnala il sostegno dell’associazione Alessandro Maggiolini, del Coordinamento Nazionale Summorum Pontificum e della giovane Amicizia San Benedetto Brixia, che promuove la formazione liturgica e liturgico-spirituale tradizionale in città.

Termino con un aneddoto. Fuori dalla Sala ho incontrato un amico, universitario affatto estraneo alle bagarre sinodali ed ecclesiali in genere, capitato un po’ per caso alla conferenza: “Questo cardinale, non so perché, mi ha fatto un’impressione strana… mi ha ricordato Papa Benedetto XVI… molto semplice da capire e molto timido… mi ha lasciato un che di positivo e rassicurante”. Non servono altri commenti. Alla prova dei fatti sono giunto a ritenere che chi biasima il card. Burke evidentemente lo fa solo perché non lo conosce o perché ha interesse ad infamarne le idee, colpendo la persona. Quest’ultima però si chiama vigliaccheria ed è il tipo di posa che non piace a me, non piace a Francesco, non piace a Gesù e spero non piaccia nemmeno ai lettori.

Fonte: http://www.campariedemaistre.com/2015/05/permanere-nella-verita-di-cristo.html

Pubblicato il 28 maggio 2015

venerdì 9 dicembre 2016

CARDINAL BURKE TO CELEBRATE WI SHRINE’S FIRST PONTIFICAL HIGH MASS


Cardinal Raymond Burke, former head of the highest court in the Vatican, will be celebrating a Pontifical High Mass at the Shrine of Our Lady of Guadalupe in Lacrosse, Wisconsin.
December 10 will be the first Pontifical High Mass celebrated at the Shrine since Cardinal Burke founded it as then-Bishop of Lacrosse. The reason behind the founding of the shrine was to serve the spiritual needs of those who suffer poverty in body and soul.
A Pontifical High Mass is the highest Mass celebrated without the Pope in the Traditional Rite. In the Novus Ordo Rite there are no distinctions among Masses.
Elements in a Low Mass include the following:
no music for the ordinary or propers of the Mass
no deacon or subdeacon
two candles are lit on the altar
no incense
one or two servers
A Pontifical High Mass is typified by the following:
musically the same as a Missa Cantata
incense is used
Deacon and subdeacon present
Celebrated by bishop
six candles lit
subdeacon chants epistle; deacon chants Gospel
the ceremonial passing of the Kiss of Peace is present in the ceremonial
acolytes, thurifer, torchbearers used
Rite of Asperges may be done
Speaking on the merit of the Mass, Fr. Chad Ripperger, F.S.S.P, a traditional scholar, says, "At a Solemn High Mass the external display is richer and more brilliant than at a low Mass; for at a solemn celebration the Church, in order to elevate the dignity of the Sacrifice, manifests greater pomp, and God is more glorified thereby." Thus, the Mass itself has more merit in the eyes of God.
Cardinal Burke has been an outspoken advocate of the Traditional Mass, recently correcting the Holy Father in his claims about the Usus antiquior.
Pope Benedict's universal indult for the Usus antiquior was, according to Pope Francis, a "fair and magnanimous gesture to meet a certain mentality of some groups and people who had nostalgia. ... But it is an exception."
Cardinal Burke responded shortly afterward, clarifying that the Extraordinary Form "is no exception."
"It is the Mass of the Church of all ages and thus it cannot be overturned and has equal dignity," His Eminence clarified. "For the rest, the motu proprio of Pope Benedict XVI is sufficient. It is unambiguous."
Cardinal Burke, along with three other cardinals, recently sent a set of "dubia" to Pope Francis with regard to ambiguities in "Amoris Laetitia," the Pope's apostolic exhortation on marriage and the family. Titled "Seeking Clarity: A Plea to Untie the Knots in 'Amoris Laetitia,'" the letter notes "a grave disorientation and great confusion" among the faithful over "contrasting interpretations" of "Amoris Laetitia."
Father Ripperger continues, "The general contention among many who offer the new rite of Mass is that since it is valid it is just as meritorious as the old rite. Intrinsically, it must be conceded that this is true, and it is also true with respect to certain extrinsic aspects of merit."
"However, with respect to the ritual itself," he clarifies, "it is possible that one ritual may be more meritorious than another."

Fonte: http://www.churchmilitant.com/news/article/burke-to-celebrate-wi-shrines-first-pontifical-high-mass


Il cardinale Burke presiederà diverse Messe presso il Santuario di Nostra Signora di Guadalupe

Il cardinale Raymond Leo Burke, ex vescovo della Diocesi di La Crosse, presiederà diverse messe da fino a martedì 13 dicembre presso il Santuario di Nostra Signora di Guadalupe a La Crosse.
Ecco il programma per le messe, in cui molti sacerdoti concelebrano:
11:00, Sabato 10 dicembre, il card. Burke officerà una Messa Pontificale solenne, che sarà in latino e della durata di circa due ore.
12:15, Lunedi 12 dicembre, Santa Messa per la solennità della Madonna di Guadalupe.
12:15, Martedì 13 dicembre, la festa di Santa Lucia, ci sarà la Messa di addio del Reverendo Jacinto Mary Chapin, che è stato il rettore della Chiesa del Santuario e che si sta trasferendo a Griswold, (Conn.). Il reverendo Elias Mills diventerà rettore del santuario questo mese di dicembre.



***

Cardinal Raymond Burke, former bishop of the La Crosse Diocese, will preside at several Masses Thursday through Tuesday at Our Lady of Guadalupe Shrine in La Crosse.
Here’s the schedule for the Masses, at which several priests will concelebrate:
3:30 p.m. Thursday, marking the Feast of the Immaculate Conception.
12:15 p.m. Friday, celebrating the Feast of St. Juan Diego.
11 a.m. Saturday, Burke will officiate at a Pontifical Solemn High Mass, which will be in Latin and last for roughly two hours.
12:15 p.m. Monday, the Feast of the Solemnity of Our Lady of Guadalupe.
12:15 p.m. Tuesday, the Feast of St. Lucy and farewell Mass for the Rev. Jacinto Mary Chapin, who has been rector of the shrine church, who is relocating to Griswold, Conn., to assume new responsibilities in his congregation. The Rev. Elias Mills will become rector this month.

Fonte: 
http://lacrossetribune.com/news/local/cardinal-burke-to-preside-at-shrine-masses/article_4f1e447a-bee8-50c6-aee7-60c4fc2bb01b.html

mercoledì 7 dicembre 2016

Il card. Burke: "le 5 domande devono avere una risposta per la salvezza delle anime"

È stato il canto collettivo del Credo il momento più alto dell’incontro del 5 dicembre alla Fondazione Lepanto, che ha visto circa 150 persone, tra cui oltre ottanta sacerdoti, religiosi e seminaristi, affollarsi attorno ai cardinali Walter Brandmüller e Raymond Leo Burke e ai vescovi Andreas Laun e Athanasius Schneider, convenuti per assistere alla conferenza dello stesso mons. Schneider sul tema La grandezza non negoziabile del matrimonio cristiano.
Mons. Schneider ha ricordato nel suo intervento come, fin dall’origine della Chiesa, gli Apostoli e i loro successori, in primo luogo i Romani Pontefici, successori di Pietro, hanno sempre santamente custodito e fedelmente trasmesso la dottrina non negoziabile del Verbo Incarnato sulla santità e indissolubilità del matrimonio anche riguardo alla prassi pastorale. Questa dottrina di Cristo è espressa nelle seguenti affermazioni degli Apostoli: «Il matrimonio sia onorato ed il talamo sia senza macchia. I fornicatori e gli adulteri saranno giudicati da Dio» (Ebr. 13, 4) e «Agli sposati ordino, non io, ma il Signore: la moglie non si separi dal marito, e qualora si separi, rimanga senza sposarsi, e il marito non ripudi la moglie» (1 Cor. 7, 10-11). «Queste parole ispirate dallo Spirito Santo sono sempre state proclamate nella Chiesa durante duemila anni, servendo come indicazione vincolante e come norma indispensabile per la disciplina sacramentale e per la vita pratica dei fedeli». «Di conseguenza – ha continuato mons. Schneider  la Chiesa secondo la logica Divina e umana non ha la competenza di approvare nemmeno implicitamente una convivenza more uxorio al di fuori di un valido matrimonio, ammettendo tali persone adultere alla Santa Comunione. Un’autorità ecclesiastica che emana norme o orientamenti pastorali che prevedono una tale ammissione, si arroga un diritto che Dio non le ha dato. Un accompagnamento e discernimento pastorale che non propone alle persone adultere – i cosiddetti divorziati risposati – l’obbligo divinamente stabilito di vivere in continenza come condizione sine qua non per l’ammissione ai sacramenti, si rivela in realtà come un clericalismo arrogante. Poiché non esiste un clericalismo più farisaico che quello che si arroga diritti divini».
Mons. Schneider ha quindi ricordato che «il primo grande peccato clericale fu il peccato del sommo sacerdote Aronne, quando costui cedette alle domande impertinenti dei peccatori e permise loro di venerare l’idolo del vitello d’oro (cfr. Es. 32, 4), sostituendo in questo concreto caso il Primo Comandamento del Decalogo di Dio, cioè sostituendo la volontà e la parola di Dio, con la volontà peccatrice dell’uomo. Aronne giustificava questo suo atto di clericalismo esasperato con il ricorso alla misericordia e alla comprensione verso le esigenze degli uomini. La Sacra Scrittura dice appunto: ‘Mosè vide che il popolo non aveva più freno, perché Aronne avevo tolto ogni freno al popolo, così da farne il ludibrio dei loro avversari’ (Es. 32, 25)».
«Si ripete oggi sostanzialmente nella vita della Chiesa quel primo peccato clericale. Aronne aveva dato il permesso di peccare contro il Primo Comandamento del Decalogo di Dio e di poter essere allo stesso tempo sereni e lieti nel farlo, e la gente appunto danzava. Si trattava in quel caso di una letizia nell’idolatria: ‘Il popolo sedette per mangiare e bere, poi si alzo per darsi al divertimento’ (Es. 32, 6)».
«Invece del Primo Comandamento come era nel tempo di Aronne, parecchi chierici, anche di più alto rango, sostituiscono ai nostri giorni il Sesto Comandamento con il nuovo idolo della pratica sessuale tra persone non validamente sposate, che è in un certo senso il vitello d’oro creato dai chierici dei nostri giorni. L’ammissione di tale persone ai sacramenti senza chieder loro di vivere in continenza come conditio sine qua non, significa nel fondo un permesso di non dover osservare in questo caso il Sesto Comandamento. Tali chierici, come nuovi “Aronne”, tranquillizzano le persone, dicendo che possono essere serene e liete, cioè possono continuare nella gioia dell’adulterio grazie a una nuova “via caritatis” e al senso “materno” della Chiesa e che possono persino ricevere il cibo Eucaristico. Con tale orientamento pastorale i nuovi “Aronne” clericali fanno del popolo cattolico il ludibrio dei loro nemici, cioè del mondo non credente e immorale, il quale potrà davvero dire per esempio:
  • Nella Chiesa cattolica si può avere accanto al proprio coniuge un nuovo partner, e la convivenza con lui è ammessa nella prassi.
  • Nella Chiesa cattolica è ammessa di conseguenza una specie di poligamia.
  • Nella Chiesa cattolica l’osservanza del Sesto Comandamento del Decalogo, tanto odiato da parte della nostra società moderna ecologica ed illuminata, può avere delle legittime eccezioni.
  • Il principio del progresso morale dell’uomo moderno secondo il quale si deve accettare la legittimità degli atti sessuali fuori del matrimonio, è finalmente implicitamente riconosciuto nella Chiesa cattolica, che era stata sempre retrograda, rigida e nemica della letizia dell’amore e del progresso morale dell’uomo moderno».
Dopo aver citato numerosi esempi di resistenza dei cattolici fedeli, come i tredici cardinali “neri”, privati delle insegne cardinalizie da Napoleone, per non aver voluto riconoscere il suo matrimonio irregolare con Giuseppina Beauharnais, mons. Schneider ha concluso: «Voglia lo Spirito Santo suscitare in tutti i membri della Chiesa, dal più semplice e umile fedele fino al Supremo Pastore, sempre più numerosi e coraggiosi difensori della verità dell’indissolubilità del matrimonio e della corrispondente prassi immutabile della Chiesa, anche se a causa di tale difesa essi rischiassero considerevoli svantaggi personali. La Chiesa deve più che mai adoperarsi nell’annuncio della dottrina e nella pastorale matrimoniale affinché nella vita dei coniugi e specialmente dei cosiddetti divorziati risposati sia osservato quello che lo Spirito Santo ha affermato nella Sacra Scrittura: ‘Il matrimonio sia onorato ed il talamo sia senza macchia’ (Eb. 13, 4). Soltanto una pastorale matrimoniale, che prenda ancora sul serio questa parole di Dio, si rivela veramente misericordiosa, poiché conduce le anime peccatrici sul cammino sicuro alla vita eterna. E questo è ciò che conta».
Ha preso quindi la parola S. Em.za il cardinale Burke, che ha voluto ringraziare tutti coloro che stanno ferventemente pregando per la Chiesa in questo tempo di crisi: «Una vera crisi – ha sottolineato – della verità sul matrimonio». «Dobbiamo rimanere nella verità ed essere pronti a combattere per essa. Dobbiamo vedere questa situazione sub specie aeternitatis. Restare nel Signore, fedeli a Lui, fino alla fine. Dobbiamo evitare totalmente una prospettiva mondana della Chiesa, che la rende un insieme di fazioni politiche. A un giornalista che mi ha chiesto se sono un conservatore, ho risposto: no, sono un cattolico. Stiamo semplicemente difendendo la nostra fede cattolica, e non vogliamo diventare politici, Dobbiamo servire solo il Signore e il Suo insegnamento e, con l’aiuto di Dio speriamo di farlo».
Il cardinale Burke ha quindi aggiunto: «Il peso sulle spalle di un cardinale è molto grande. Siamo il Senato del Papa e i suoi primi consiglieri e dobbiamo soprattutto servire il Papa, dicendogli la verità. Porre delle domande, come abbiamo fatto al Papa, è nella tradizione della Chiesa, proprio per evitare divisioni e confusione. Lo abbiamo fatto con sommo rispetto per l’Ufficio Petrino, senza mancare di reverenza alla persona del Papa. Ci sono tante domande, ma le cinque domande principali che abbiamo posto devono necessariamente avere una risposta, per la salvezza delle anime. Preghiamo ogni giorno per avere una risposta, fedele alla Tradizione, nella linea apostolica ininterrotta che rimanda a Nostro Signore Gesù Cristo».
«La nostra presenza – aveva affermato il prof. Roberto de Mattei presentando l’incontro, – vuole essere innanzitutto un atto di venerazione verso la persona del Papa e di fedeltà verso l’insegnamento della Chiesa. Come cattolici noi veneriamo il Papa, che in questo momento è Papa Francesco, perché sappiamo che il termine Vicario di Cristo non indica un trono astratto, come pensano i gallicani, ma una persona concreta e viva. Tuttavia, più alta ancora della devozione e della venerazione che portiamo al Santo Padre, c’è l’amore e la fedeltà al Magistero pontificio, che non può essere limitata a una persona o ad un’epoca storica, ma congiunge tutto l’insegnamento che la Chiesa impartisce, da san Pietro ai nostri giorni, e che è espresso dalla sua Tradizione. Il Papa serve la Tradizione e non se ne serve, deve essere coerente con essa e non può contraddirla. Se si manifesta un’incoerenza, è giusto, è doveroso porre delle domande. Non è irrispettoso chi manifesta dubbi, ma chi non li risolve, soprattutto quando a porre delle domande, a sollevare dei dubbi sono vescovi e cardinali, cioè i diretti successori degli apostoli e i più stretti consiglieri del Papa. Noi siamo interessati a conoscere le loro preoccupazioni, che sono anche le nostre. Ed è per questo che oggi siamo qui, chiedendo allo Spirito Santo di illuminarci e alla Madonna di proteggerci».
Come espressione della comunione soprannaturale della Romanità dei presenti, mons. Schneider, alla fine della riunione, ha intonato il Credo a cui si sono associati i numerosissimi sacerdoti e laici presenti, alcuni dei quali provenienti dall’Olanda, dall’Austria, dalla Germania, dall’Irlanda, dalla Francia, e da diverse città italiane, con alla testa i rappresentanti delle principali famiglie religiose legate alla difesa dell’ortodossia della fede in questi tempi di crisi. 
Veronica Rasponi
Fonte: http://www.corrispondenzaromana.it/fondazione-lepanto-uniti-nel-credo-cardinali-vescovi-e-sacerdoti/

La delicatezza e il rispetto del card. Burke con gli omosessuali

In un articolo su Celebrate Life Magazine, intitolato “Uscendo da Sodoma”, Eric Hess, uno dei principali attivisti gay nella storia del Wisconsin (Stati Uniti), racconta lo stile spirituale del cardinale Raymond Leo Burke con gli omosessuali.



Hess ricorda la sua infanzia turbolenta di figlio di un padre alcolista e violento, il che lo ha portato, “nel dolore, a cercare l’amore di mio padre tra le braccia di altri uomini”. 
Dopo una giovinezza di grande confusione affettiva – Eric colloca oggi la causa dei disordini sessuali, del diritto all’aborto e dei diritti omosessuali “nella mentalità anticoncezionale predetta nel 1968 da papa Paolo VI nella Humanae vitae” -, nel 1995 Eric ha messo in una scatola la Bibbia e tutte le immagini religiose che conservava dall’infanzia e le ha inviate al vescovo di La Crosse, Wisconsin, con una lettera in cui dichiarava di rinunciare alla Chiesa cattolica.
“Con mia grande sorpresa”, riconosce oggi Eric, “l'allora vescovo, Raymond Leo Burke, mi rispose con un’altra lettera nella quale mi faceva arrivare la sua tristezza; diceva che rispettava la mia decisione e che l’avrebbe notificata alla parrocchia nella quale ero stato battezzato, e affermava che avrebbe pregato per me e che desiderava che arrivasse il momento in cui mi sarei riconciliato con la Chiesa”.
Eric, che all’epoca era uno dei principali attivisti gay del Wisconsin, ricorda di aver pensato “Che arrogante!” e di aver replicato al vescovo con un’altra lettera accusandolo di molestie. 
“I miei sforzi per scoraggiarlo caddero nel vuoto”, ricorda Eric, perché il presule gli inviò una nuova lettera assicurandogli che non gli avrebbe riscritto, ma che se un giorno avesse voluto riconciliarsi con la Chiesa lo avrebbe accolto a braccia aperte.
Passava il tempo, ma “il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo non si sono mai arresi con me”, dice Eric Hess, che allora ha parlato “con un buon sacerdote”, le cui preghiere si sono unite a quelle del vescovo. 
Alla fine, “il 14 agosto 1998, la grazia divina è entrata nella mia anima in un ristorante cinese, dove mi trovavo con quello che era il mio compagno da più di otto anni; quella sera il Signore mi ha portato fuori da Sodoma, verso il tribunale della sua grazia che sana: il santo sacramento della Penitenza. Il sacerdote che avevo consultato mi aspettava lì. Mentre andavo verso di lui, una voce interiore ha parlato al mio cuore; era gentile, gioiosa e chiara nella mia anima. Mi diceva: ‘Questo sacerdote è l’immagine di ciò che potresti diventare se solo tornassi a Me’”.
Tornando a casa quella sera, Eric ha detto al suo compagno: “Ho bisogno di tornare alla Chiesa cattolica”. 
Più tardi ha chiamato il vescovo Burke “perché fosse il primo a sapere che stavo tornando alla Chiesa”, e ha preso un appuntamento. 
“Un mese dopo la mia riconciliazione con Dio e con la Chiesa sono entrato nell’ufficio del vescovo, e lui mi ha abbracciato. Mi ha chiesto se ricordavo tutto ciò che gli avevo inviato in una scatola anni prima. Ovviamente lo ricordavo, e il vescovo me lo ha restituito dicendo che aveva sempre pensato che sarei tornato”.
Ora, passati gli anni e dopo che il cardinale Burke ha partecipato al Sinodo sulla famiglia e ha ricevuto alcune accuse di omofobia, Eric Hess confessa che colui che oggi è l’arcivescovo di Saint Louis “viene diffamato per la sua fedeltà a Dio, alla Chiesa e alle anime. Posso dire che è un vero pastore e per me è diventato un padre spirituale che è immagine del nostro Padre del cielo”.
Tutto il contrario dell’immagine con cui alcuni vogliono identificare il cardinale Raymond Burke.

Fonte: Aleteia

sabato 3 dicembre 2016

I critici del cardinal Burke cadono in gravi errori circa la vera natura e l'autorità del Magistero pontificio



Jeffrey Mirus, the founder of CatholicCulture.org, is concerned that Cardinal Raymond Burke might have confused the faithful by stating his intention to possibly make a “formal correction” of Pope Francis if Burke does not receive a response to several queries or dubia he and three other cardinals submitted to Francis regarding questionable affirmations in his recent apostolic exhortation Amoris Laetitia.
However, it is Mirus who’s more likely to confuse the faithful with his own ambiguous language and apparently exaggerated notions regarding papal authority and infallibility.
In a recent article in response to Cardinal Burke’s statements, Mirus expresses concern that Burke might cause “confusion” and urges “caution” regarding his stated intentions to correct the pope. According to Mirus, Cardinal Burke’s reference to a “formal correction” could lead people to think that the cardinals have a formal, juridical authority over the pope, who therefore is subject to their judgments. This would place the cardinals above the pope, a reversal of the authority structure of the Holy See and one that is inconsistent with the Catholic Church’s divine constitution.
Mirus is right to note that no one has the right to make a juridically-binding judgment of the pope’s official magisterial acts because, as the Code of Canon Law (c. 1404) states, “The First See is judged by no one” and acts of the Papal Magisterium are legally acts of the Holy See itself. Moreover, the following canon, in paragraph 2, specifies that “a judge cannot review an act or instrument confirmed specifically (in forma specifica) by the Roman Pontiff without his prior mandate.” This would seem to apply to apostolic exhortations approved in a specific way by the pope himself, like Amoris Laetitia.
Mirus also rightly recognizes that a cardinal might carry out a personal, “fraternal” correction of the pope if he is personally misbehaving or straying from his apostolic mandate. He notes that St. Paul did as much to the first pope, St. Peter, when the latter was showing an undue favor to those Christians who wanted to require gentile converts to be circumcised. However, he is concerned that Burke might regard his “correction” as legally binding and authoritative. “There is no juridical possibility in the Church for any official correction of a pope, such that the position of the pope’s critics becomes definitive or take precedence over what the pope himself has said or done,” Mirus writes.
It’s not clear what Cardinal Burke precisely meant by “formal” and perhaps he could have been clearer, although it seems doubtful that he means anything more than a statement written in precise and formal language. However, Mirus takes his critique of Burke’s words further than this, and falls into his own ambiguous language that could mislead readers regarding the authority of papal acts and the infallibility of the pope.

Impossible for the Papal Magisterium to err?

Commenting on Burke’s response to the possibility of correcting a pope if he “were to teach grave error or heresy,” Mirus writes that “Magisterial teaching of grave error (or heresy)” is “impossible.”
“The Holy Spirit protects the Church against that,” Mirus continues. “This is a key factor in the very constitution of the Church. Because of this Divine protection, it is not necessary that there be a ‘lawful authority’ that can correct the pope, and in fact there is none. But in matters of serious confusion, or of personal errors which foster bad pastoral care, or of ecclesiastical administration for dubious ends, or even of particular sins, fraternal correction can be very important.”
Even stronger sentiments regarding the Magisterium of Pope Francis and Amoris Laetitia in particular have been expressed recently by two high-ranking prelates in the Church: retired Bishop Frangiskos Papamanolis, who is currently the president of the Catholic Bishops Conference of Greece, and Cardinal Blase Cupich, Archbishop of Chicago. Papamanolis has written a letter to the four cardinals accusing them of “heresy” because Amoris Laetitia represents the “supreme magisterial authority” of a pope.  Cupich assured reporters in a recent press scrum that Amoris Laetitia is part of the Magisterium and commented that those who have a problem with it need “conversion.”
Here Burke’s critics fall into what is at best a misleading generalization regarding the Papal Magisterium, that is, the authoritative teachings of the popes expressed in encyclical letters and other official documents. While it is true that one category of such papal magisterial acts is divinely protected from error by way of the charism of papal infallibility, the other, more common category has no such guarantee, and in fact may contain error. This understanding of the Papal Magisterium is affirmed virtually universally by theologians.
Papal magisterial acts are divided by theologians into two kinds: the “extraordinary” magisterium and the “ordinary and merely authentic” magisterium. In an act of the Extraordinary Magisterium, the pope teaches the faithful in a way that defines a dogma and makes it into a law of faith, such that stubbornly or pertinaciously rejecting it makes one guilty of heresy and places one outside of the body of the Church. According to the First Vatican Council, such acts by the popes are protected by a divine charism of infallibility, and are therefore incapable of error.
Acts of the Extraordinary Papal Magisterium are quite rare. Theologians are only in general agreement regarding two instances of its use in the last 200 years: the solemn definitions of the Immaculate Conception and the Assumption of the Blessed Virgin Mary by Popes Pius IX and Pius XII, respectively. For a magisterial act by a pope to meet the requirement of infallibility, it must indicate in clear language that a dogmatic definition is intended, or else it is not binding as a law of faith and it lacks the protection of infallibility.
Acts of the Ordinary Papal Magisterium are much more common and constitute the vast majority of papal magisterial documents. Such acts of instruction by the popes truly fall under their magisterial authority and are understood as obligating the faithful in a certain way, but the statements they contain are not regarded as creating new solemn definitions of dogma, and therefore do not enjoy the charism of infallibility, except insofar as they repeat dogmatic teachings that are already defined.
Popes exercise what theologians call their “merely authentic” ordinary magisterium when they wish to apply existing doctrine to certain specific cases or circumstances, or to offer prudential guidance on particular points of theology. Such guidance is normally binding on the faithful in accordance with the natural duty of obedience to one’s lawful superiors, but is not divinely protected by the charism of papal infallibility. The faithful are not required to give the assent of faith to such doctrines but have an obligation to conform their “mind and will” to them as non-infallible directives. This is the teaching given at Vatican II in its Constitution on the Church, paragraph 25, which was based on a well-developed consensus by theologians in the decades prior to the council, who regarded this lesser assent as being “conditional” and prudential, rather than an absolute certitude of their truth.
However, given that such acts are authoritative but don’t enjoy the charism of infallibility, can they possibly be wrong? If they can be wrong, what are the faithful to do if a pope seems to teach an error, perhaps by contradicting previous magisterial acts and even Catholic dogma in an act of his ordinary and merely authentic magisterium? Theologians addressed this question in ecclesiastically-approved and widely-used manuals before the Second Vatican Council and generally agreed on the answer to the first question. Their response was yes, the merely authentic ordinary magisterium of the popes can in fact be wrong.
The most prominent theology manuals and texts, such as those of Tanquerey, Billot, and the most eminent Sacrae Theologiae Summa of the Spanish Jesuits, all agreed that the charism of papal infallibility only attached to solemn definitions by popes classified as part of the Extraordinary Papal Magisterium, and that acts of the merely authentic Ordinary Papal Magisterium, including those found in encyclicals, were fallible, that is, subject to error.  Such errors, given the general protection given by God to the Church’s divine mission, were seen as unlikely but nonetheless possible. There was no middle term between fallibility and infallibility. Non-infallible, quite simply, meant fallible, subject to error. In this there was no dispute.
According to theologians, the nature of the document and the mode of expression used therein would indicate if a solemn, infallible definition were intended. Among the kinds of documents that are not regarded as offering solemn definitions are “exhortations.” Amoris Laetitia is styled as an “apostolic exhortation.” In fact, the character and style of Amoris Laetitia is so vague that Cardinal Burke regards the document as not even qualifying as a part of the Papal Magisterium.

The duty of cardinals to correct the pope

Assuming, though, that Amoris Laetitia constitutes a part of the Papal Magisterium (as some theologians hold), what of the duty of giving “religious submission of mind and will” to such papal acts? Traditional dogmatic theology manuals agree that such an obligation certainly applies in “ordinary” circumstances (in the words of Tanquerey), and was seen as required by the virtues of prudence and obedience. However, in “extraordinary” cases of apparent error, a concerned member of the faithful could question the decision and express his concerns to the competent authority privately, so as to avoid public scandal.
What if a clear error is not publicly corrected despite the attempt to privately express one’s doubts?  While most theologians didn’t consider such a case, at least four authorities (Straub, Shultes, Choupin, and Diekamp), allowed private dissent, while the Sacrae Theologiae Summa held that in such a case the questionable doctrine should be held as at least to be “credible” (probabilis) until it was corrected by the authorities.  It seems that the first of these two courses has been taken by Cardinals Müller, Sarah, and others who have publicly held that Catholic doctrine is clearly opposed to allowing divorced and invalidly remarried Catholics to receive communion. They appear to have entered into what theologians called a silentium obsequiosum, an obedient silence, regarding their dissent.
However, other theologians have examined the possibility that a pope might endanger the faith by his misbehavior and therefore merit a public rebuke. The most important of these was St. Thomas Aquinas, who is seen by Vatican II as the principal guide to Catholic seminarians. St. Thomas teaches in his Summa Theologiae (II-II, q. 33, a. 4) that normally a subject should rebuke his prelate in private, but adds, “It must be observed, however, if the faith were endangered, a subject ought to rebuke his prelate even publicly. Hence Paul, who was Peter's subject, rebuked him in public, on account of the imminent danger of scandal concerning faith.”
Thomas is referring to St. Paul’s account in his Letter to the Galatians , chapter 2, of his rebuke of St. Peter when he appeared to be supporting a group in the Church that favored erroneous doctrines. “But when Cephas (Peter) was come to Antioch, I withstood him to the face, because he was to be blamed,” St. Paul writes.
The eminent theologian Thomas Cajetan, Aquinas’ principal commentator, uses even stronger language, holding that “princes” of the Church (a term commonly applied to cardinals) are “required” to publicly rebuke the pope if they are scandalizing the faithful:
Wherefore by censuring Peter on account of the danger to the salvation of believers, and not tolerating such a small (yet scandalous) sin, Paul taught others about how bravely they must act in denouncing sins of their prelates that scandalize the Church and bring others to damnation by their example. And princes, both of the Church and of the world, are required to do this when the Pope scandalizes the Church and, having been respectfully warned in a private way, does not come to his senses. For it is probable that he will have fear of princes who are openly censuring him, even if he disdains the salvation of his subjects; and if he himself is not made good, at least he won’t scandalize others. For those who are able to do this [rebuke of the Pope] have a much greater obligation to act than they have to rescue those who are being led to corporeal death.
Cardinals Walter Brandmüller, Raymond Burke, Carlo Caffarra, and Joachim Meisner have all taken the route of privately submitting their concerns to Pope Francis in the form of five dubia or questions about the pope’s intentions according to certain passages of Amoris Laetitia. However, the pope hasn’t answered. Cardinal Burke says he is now considering the possibility of following the counsel of Aquinas, Cajetan, Suarez, and others, who speak of a public correction of the pope.
Finally, Mirus leaves us a very reasonable warning in his article, but one that seems more applicable to his own understanding of the infallibility of the Papal Magisterium than to anything Cardinal Burke has said: “If we fall into errors about the Holy Spirit’s protection of the Church, if we begin to see the precise nature of the Church’s divine protection as somehow inadequate, if we manufacture new theories about what is essential to the Church’s survival . . . we will have swept the house clean only to admit seven demons where only one had lived before.”
It is my hope that Mirus and others who criticize Cardinal Burke will heed these words, and not attribute an infallibility to ordinary papal magisterial acts that simply doesn’t exist. The result could be even greater confusion for the faithful once the error is corrected. They could erroneously conclude the Church’s infallibility has been compromised, which it clearly, in this case, has not.
Fonte:
https://www.lifesitenews.com/opinion/cardinal-burkes-critics-fall-into-serious-errors-about-the-true-nature-and


venerdì 2 dicembre 2016

Il cardinal Muller spiega che ai Dubia dei 4 cardinali può rispondere su mandato del Papa

IL PREFETTO DELLA CONGREGAZIONE DELLA DOTTRINA DELLA FEDE, il cardinale Muller, interrogato sui Dubia dei 4 cardinali, spiega che la Congregazione per la dottrina della fede, non può rispondere a quelle domande se non su mandato del Papa. Poi aggiunge che documenti come l'Amoris laetitia non possono essere interpretati in un modo che smentisce i precedenti insegnamenti dei Papi e della Congregazione per la Dottrina della Fede. Per quanto riguarda la Comunione per divorziati cattolici "risposati" civilmente, Muller cita una lettera della Congregazione del 1994 (presieduta dal card. Ratzinger) in cui, rispondendo a tre vescovi tedeschi sullo stesso argomento, l'allora cardinale Joseph Ratzinger ha negato la possibilità per i vescovi di consentire la comunione per le coppie in questione. Inoltre il Cardinale sottolinea che l'indissolubilità del matrimonio deve essere "il fondamento incrollabile dell'insegnamento e di ogni accompagnamento pastorale". Infine, alla domanda se vi sia una lotta di potere fra gruppi dentro le mura vaticane, Müller risponde di no. Non c'è nessuna "lotta di potere dietro le quinte", tra presunti riformisti e presunti conservatori. Non è possibile, per i cattolici, leggere la vita della Chiesa secondo le categorie di potenza. (Fonte: MiL)


The Church’s highest authority on doctrinal matters besides the pope, Cardinal Gerhard Ludwig Müller, says his Congregation will not answer the four Cardinals who have formulated their doubts (dubia) regarding Amoris Laetitia until further notice.
The Prefect of the Congregation for the Doctrine of Faith explained in an interview with Kathpress on Thursday that his congregation “acts and speaks” with the authority of the Pope and cannot take part “in a difference of opinion.”
The Prefect sees the danger of a “polarization” between camps in the Church. Müller explains that the letter with the five dubia had been written to the Pope directly – before its publication – and Pope Francis could still give the CDF the commission to resolve the tension. The CDF is in charge of all matters regarding the faith in the Catholic Church and is highest authority therein.
“At the moment it is important for each one of us to stay focused and objective and not to be driven into polemics, much less create them,” Müller goes on. Regarding the passages of Amoris Laetitia that created confusion he does not comment. Instead he points out that documents cannot be interpreted in a way that refutes previous teachings of the Popes or of the Congregation for the Doctrine of Faith.
Regarding Communion for “remarried” divorced Catholics he cites a letter of the CDF from 1994 in which they answered three German bishops on the same subject. In this answer the then Cardinal Joseph Ratzinger denied the possibility for bishops to permit Communion for the couples in question.
The indissolubility of marriage must be “the unshaken foundation of teaching and of every pastoral accompaniment,” Müller emphasizes.
Concerning the question of fighting between camps within the Vatican walls, Müller gave a negative answer. There is no “power struggle behind the scenes or the ‘high walls’ of the Vatican, between the reformers and those who want to put on the brakes.” These rumors show “how thinking and acknowledgement of categories of power have already turned [minds] bad.”
Fonte: https://www.lifesitenews.com/news/the-vaticans-doctrine-chief-responds-to-four-cardinals-dubia


Der Vatikan wird vorerst nicht auf den Brief der vier Kardinälen - darunter die Deutschen Joachim Meisner und Walter Bandmüller - antworten, die vom Papst mehr Klarheit im Umgang mit wiederverheirateten Geschiedenen fordern. Die Glaubenskongregation handle und spreche "mit der Autorität des Papstes" und könne sich "am Streit der Meinungen nicht beteiligen", sagte ihr Präfekt, Kardinal Gerhard Ludwig Müller, am Donnerstag in einem "Kathpress"-Interview in Rom. Er sieht dabei die Gefahr einer Polarisierung.

Müller verwies darauf, dass der Brief an den Papst persönlich gerichtet sei. Dieser könne allerdings die Glaubenskongregation "ad hoc beauftragen, den Meinungsstreit zu schlichten". Die Glaubenskongregation ist für alle Fragen der kirchlichen Glaubens- und Sittenlehre zuständig.

Neben Meisner und Brandmüller sind der US-amerikanische Kardinal Raymond Leo Burke sowie der frühere Erzbischof von Bologna, Carlo Caffarra, Unterzeichner. Sie fordern vom Papst unter anderem eine Klärung, ob eine Kommunionzulassung von wiederverheirateten Geschiedenen nach seinem Schreiben "Amoris laetitia" nun in Ausnahmefällen möglich sei. Die Veröffentlichung des Briefs begründeten die vier Kardinäle damit, dass Franziskus entschieden habe, ihnen nicht zu antworten und sie die weitere Debatte über dieses Thema fördern wollten.

Der Präfekt der Glaubenskongregation rief zu einer Versachlichung der Debatte über das päpstliche Schreiben "Amoris laetitia" auf. "Im Moment ist es für jeden von uns wichtig, sachlich zu bleiben und sich nicht in eine Polarisierung hineintreiben zu lassen oder sie gar noch anzuheizen", sagte Müller.

Zum strittigen Punkt selbst, ob nach "Amoris laetitia" wiederverheiratete Geschiedene in begründeten Einzelfällen zur Kommunion zugelassen werden dürfen, äußerte sich Kardinal Müller in dem Interview nicht direkt. Er betonte jedoch, dass dieses Schreiben nicht so interpretiert werden dürfe, als seien frühere Aussagen von Päpsten und der Glaubenskongregation nicht mehr gültig. 

Verweis auf Antwort Ratzingers von 1993

Ausdrücklich nannte er die offizielle Antwort der Glaubenskongregation auf das Hirtenschreiben der drei süddeutschen (oberrheinischen) Bischöfe von 1993 zum Kommunionempfang von wiederverheirateten Geschiedenen. Darin lehnte Kardinal Joseph Ratzinger als damaliger Präfekt der Kongregation den Vorstoß der Bischöfe ab, den Betreffenden in Einzelfällen den Kommunionempfang zu ermöglichen.

Die Unauflöslichkeit der Ehe müsse die "unerschütterliche Lehrgrundlage für jede pastorale Begleitung" sein, betonte Müller. Zugleich wolle Franziskus allen, deren Ehen und Familien sich in einer Krise befinden, helfen, "einen Weg in Übereinstimmung mit dem immer gnädigen Willen Gottes zu finden".

Müller wies zudem Berichte über angebliche Grabenkämpfe im Vatikan zurück. Gerüchte und Stereotypen vom "Machtkampf hinter den Kulissen oder den 'hohen Mauern des Vatikans' zwischen Reformern und Bremsern" zeigten nur, "wie das Denken und Wahrnehmen von Machtkategorien verdorben sind". Es gehe um "den Sieg der Wahrheit und nicht um den Triumph des Macht".

Die Causa "Vier Kardinäle" hatte am Dienstag und Mittwoch weltweit für großen Wirbel gesorgt, weil das spanische Internetportal "Religion Confidencial" den Dekan des vatikanischen Ehegerichts Rota Romana, Pio Vito Pinto, mit den Worten zitierte, Meisner, Brandmüller, Burke und Caffarra "könnten die Kardinalswürde verlieren". Am Donnerstag korrigierte das Portal allerdings. 

"Dieser Satz ist nicht korrekt", schrieb "Religion Confidencial" jetzt. Laut der Tonaufzeichnung des Interviews habe der Dekan der Rota vielmehr betont, dass Franziskus eben kein Papst vergangener Zeiten sei, der den Kardinälen den Titel entziehen würde. "Franziskus wird das nicht tun", wird Pinto jetzt zitiert.

Weitere kritische Passagen ließ das Portal auch nach der Überrpüfung unverändert, darunter die Frage Pintos: "Welche Kirche verteidigen diese Kardinäle?" Ihr offener Brief an den Papst sei "ein schwerwiegender Skandal".

Fonte: http://www.kathpress.at/goto/meldung/1446754/papstkritische-kardinaele-glaubenspraefekt-fuerchtet-polarisierung

giovedì 1 dicembre 2016

Stößt Papst Franziskus an seine Grenzen? – Amoris laetitia und die Dubia (Zweifel) der Kardinäle

Obwohl die großen Medien das Thema meiden: Das Ereignis ist von historischer Tragweite. Das nachsynodale Schreiben Amoris laetitia von Papst Franziskus wurde von vier namhaften Kardinälen, Walter Brandmüller, Raymond Burke, Joachim Meisner und Carlo Caffarra, in Frage gestellt.


Einspruch bei Glaubenskongregation eingebracht

Am 19. September brachten die vier Purpurträger bei der von Gerhard Kardinal Müller geleiteten Glaubenskongregation einen offiziellen Einspruch in der klassischen Form von Dubia (Zweifel) ein. Damit verlangen sie eine entweder positiv oder negative, in jedem Fall eine offizielle Antwort in der Sprache der Evangelien: „Euer Ja sei ein Ja, euer Nein ein Nein; alles andere stammt vom Bösen“ (Mt 5,37).
Das Schema aller fünf von den Kardinälen aufgeworfenen Fragen ist – wie Abbé Claude Barthe in L‘Homme Nouveau feststellte – „von einer Einfachheit, daß man es wirklich evangeliumsgemäß nennen könnte: ‚Ist nach dem nachsynodalen Apostolischen Schreiben Amoris laetitia die auf die Heilige Schrift und die Tradition der Kirche gegründete Lehre noch gültig?‘ Es handelt sich um Fragen des Glaubens und der Moral zu den wichtigsten Bereichen, die dem Nachfolger des Petrus von Mitgliedern des Heiligen Kollegiums gestellt werden.“
„Normalerweise“, so der Vatikanist Sandro Magister, der die Dubia als Erster veröffentlichte, „erwähnen die Antworten, die von den Kongregationen gegeben werden, ausdrücklich die Approbation durch den Papst.“ Laut Audienzlisten wurde Kardinalpräfekt Müller von Papst Franziskus empfangen, nachdem die vier Kardinäle ihren Einspruch eingebracht hatten. „Zwangsläufig haben die beiden darüber gesprochen“, so Magister. Die Kardinäle haben aber keine Antwort erhalten, weder von Kardinal Müller noch von Papst Franziskus, weil es „offensichtlich Letzterer so wollte“. Ohne Zustimmung des Papstes kann Kardinal Müller nicht auf die Dubia antworten, die an den Papst gerichtet sind.

Wachsender Unmut

Papst Franziskus hüllt sich weiter in Schweigen, doch der Unmut wächst. Magister erinnerte daran, daß es sich bei den vier Kardinälen, die ihren Einspruch öffentlich gemacht haben, nicht um dieselben handelt, die vor einem Jahr am Beginn der zweiten Bischofssynode über die Familie Papst Franziskus jenen berühmten „Brief der dreizehn Kardinäle“ übergaben. Die dreizehn Unterzeichner waren ausnahmslos Synodalen und bekleideten zu diesem Zeitpunkt hohe Kurienämter, wie die Kardinäle Robert Sarah, George Pell und auch Gerhard Müller, oder leiteten Erzbistümer.
Die vier Unterzeichner der Dubia haben keine aktiven institutionellen Aufgaben mehr in der Leitung der Kirche. Damit verfügen sie über die nötige Freiheit, offen sprechen zu können, ohne Säuberungs- und Strafmaßnahmen befürchten zu müssen.
Ihr Appell wird von anderen Purpurträgern geteilt, die noch aktive Ämter bekleiden, und die sich daher im Moment noch zurückhalten. Als weitere Unterzeichner seien, wie es in gutinformierten Kreisen heißt, der deutsche Kardinal Paul Josef Cordes und der ukrainische griechisch-katholische Großerzbischof Swjatislaw Schewtschuk bereitgestanden. Man habe es aber bei den vier Unterzeichnern belassen. Die genügen, um die Dubia öffentlich vorzubringen, die Papst Franziskus nicht mehr ignorieren kann, ohne seine eigene Autorität in Frage zu stellen.

Ist die Lehre noch gültig oder nicht?

Der zentrale Punkt des Appells ist nicht die Zulassung der wiederverheiratet Geschiedenen zur Kommunion, sondern von viel grundsätzlicher Bedeutung: Es geht um die Lehre der Kirche „über die Existenz absoluter moralischer Normen, die ohne Ausnahme gelten und in sich schlechte Handlungen verbieten“ (Dubium 2).
Soll „nach den Aussagen von ‚Amoris laetitia‘“, die immerwährende Lehre der Kirche geändert werden, nach der „die Umstände oder die Absichten niemals einen bereits in sich durch sein Objekt sittenlosen Akt in einen ’subjektiv‘ sittlichen oder als Wahl vertretbaren Akt verwandeln“ können (Dubium 4)?
Ebenso die Lehre, laut der „das Gewissen niemals dazu autorisiert ist, Ausnahmen von den absoluten moralischen Normen zu legitimieren, welche Handlungen, die durch ihr Objekt in sich schlecht sind, verbieten“ (Dubium 5)?
Niemand, nicht einmal der römische Papst, hat die Autorität und die Vollmacht, die Tradition der Kirche zu verändern oder sogar auf den Kopf zu stellen. Bereits etliche frühere Aussagen und Handlungen legten die Vermutung nahe, daß aber Papst Franziskus genau diese Absicht verfolge. Sein nunmehriges Schweigen setzt ihn endgültig dem Verdacht aus, daß er von den Kardinälen genau dabei ertappt wurde.

Dubia zusammen mit vorhergehenden Appellen lesen

Maria Guarini, Leiterin des traditionsverbundenen Initiative Chiesa e postconcilio, schrieb, daß die Dubiader vier Kardinäle in Zusammenhang mit dem vorhergehenden Appell der 45Theologen und Philosophen zu lesen ist, den sie an das Kardinalskollegium gerichtet hatten. Sie forderten die Kardinäle auf, Papst Franziskus dazu zu bewegen, die umstrittenen und für irrig erkannten Teile von Amoris laetitiazurückzunehmen.
Hinzukommt die Bitte, die mit Blick auf die Bischofssynode 2015 von insgesamt fast einer Million Katholiken unterzeichnet wurde, „die katholische Lehre kategorisch zu bestätigen, nach der geschiedene und ‚wiederverheiratete‘ Katholiken die Heilige Kommunion nicht empfangen dürfen und homosexuelle Verbindungen im Widerspruch zu den Geboten Gottes und der Natur stehen“; das „Treuebekenntnis von 80 katholischen Persönlichkeiten zur unveränderlichen Lehre der Kirche über die Ehe und zur ihrer ununterbrochenen Disziplin“ und nicht zuletzt die erste gewichtige Forderung nach einer Klärung durch Weihbischof Athanasius Schneider und die kritische Analyse von Amoris laetitia durch den Philosophen Josef Seifert.
Der Rechtsphilosoph Paolo Pasqualucci schrieb, zu den Dubia, daß führende Mitglieder des Kardinalskollegiums in Vertretung weiterer Kardinäle vom Papst eine definitive Klärung der schwerwiegenden Zweideutigkeiten verlangen, die in Amoris laetitia – einem lehramtlichen Dokument –  enthalten sind. Diese Zweideutigkeiten betreffen die Möglichkeit, grundlegende Normen der christlichen Ethik zu mißachten oder ihnen sogar zuwiderzuhandeln.
„Wer hier klären und sich rechtfertigen muß, ist also der Papst selbst, auch wenn die Antwort an die Kardinäle offiziell durch den Kardinalpräfekten der Glaubenskongregation erfolgt. Wird er ewig schweigen und sich der doktrinellen Klärung entziehen können, die immer unerläßlicher und notwendiger wird?“, so Pasqualucci.

Im Vatikan macht die „Hypothese eines häretischen Papstes“ die Runde

Im Vatikan macht zudem die Studie „Theologische Hypothese eines häretischen Papstes“ des brasilianischen Juristen Arnaldo Xavier da Silvreira die Runde, die im vergangenen Juni vom Verleger Marco Solfanelli in italienischer Übersetzung herausgegeben wurde und von Theologen und Prälaten in Rom aufmerksam studiert wird.
Die Dubia der vier Kardinäle sind Teil eines Widerstandes, der immer weitere Kreise zieht und gerade vom Vorstadium in eine neue Phase übergegangen ist. Sollte Papst Franziskus das Paradox nicht beenden, ein klares Bekenntnis zur unveränderlichen Lehre der Kirche zu verweigern, deren Oberhaupt er ist, dann kündigen sich dramatische Monaten an.
Papst Franziskus stößt dreieinhalb Jahre nach Beginn seines Pontifikats an seine Grenzen. Der durch Gesten und Worte vermittelte Eindruck einer latenten Absicht, die Lehre der Kirche ändern zu wollen, muß sich irgendwann konkretisieren oder in sich zusammenbrechen. Es ist Franziskus selbst, der sich durch die von ihm provozierte Stimmung in die Enge getrieben hat. Es geht nicht mehr um ein spontanes Wort zu diesem oder jenem, das ebenso improvisiert wie unverbindlich bleibt. Seine Pastoral und seine Führungsfähigkeiten, die Verantwortungsbewußtsein und Vorbildcharakter verlangen, stoßen an ihre Grenzen. Franziskus könnte daran scheitern.
Text: Giuseppe Nardi
www.katholisches.info
Da: http://www.corrispondenzaromana.it/international-news/stost-papst-franziskus-an-seine-grenzen-amoris-laetitia-und-die-dubia-zweifel-der-kardinale/