«Nel mondo di oggi c'è grande sete di Cristo e della libertà che Egli solo ci offre. Nelle case cattoliche e nella parrocchia i nostri fratelli devono trovare le fonti di acqua viva, le fonti di grazia divina, le fonti del Magistero della Chiesa e dei Sacramenti, specialmente, la Penitenza e la Sacra Eucaristia, che possono estinguere la sete spirituale di un mondo tristemente secolarizzato» (Cardinal Leo Raymond Burke, 26 Dicembre 2010)

domenica 26 marzo 2017

Il card. Burke: "Spero ci sia una risposta ai dubia"


La sera del 24 marzo il cardinale Raymond Burke parlava nella parrocchia di Saint Raymond di Peñafort a Springfield, Virginia, e ha risposto ad alcune domande relative ai “Dubia” presentati da quattro cardinali, e alla possibile correzione formale che un’eventuale mancanza di risposte da parte del Pontefice potrebbe rendere necessaria.
Il parroco di Saint Raymond, padre John De Celles, ha posto alcune domande al cardinale. Ecco qualche brano de colloquio.
De Celles. – Ci sono molte voci che circolano intorno ai Dubia…Lei sa se ci sarà una risposta ai Dubia da parte del Santo Padre o della Congregazione per la Dottrina della Fede?
Burke: “Sinceramente spero che ci sarà perché queste sono questioni fondamentali che sono onestamente sollevate dal testo dell’esortazione post-sinodale Amoris Laetitia. E fino a quando non ci sarà una risposta a queste questioni continuerà a diffondersi una una confusione molto dannosa nella Chiesa, e una delle questioni fondamentali riguarda la verità secondo cui ci sono cose che sono sempre e dovunque sbagliate – quelli che chiamiamo atti intrinsecamente malvagi – e così noi cardinali continueremo a insistere per udire una risposta a queste domande sincere”.
Il cardinale Burke ha negato l’idea che i Dubia siano irrispettosi o arroganti, ricordando che si tratta del sistema tradizionale di cercare un chiarimento da parte del Papa sull’insegnamento costante della Chiesa. Ha poi spiegato perché i Dubia siano stati resi pubblici, dopo aver saputo dalla Congregazione per la Dottrina della Fede che non ci sarebbe stata una risposta.
“Abbiamo giudicato necessario renderli pubblici perché così tanti fedeli ci avvicinavano, ponendo queste domande, e dicendo, che cosa c’è di male, abbiamo queste domande, e sembra che nessuno dei cardinali che hanno la grande responsabilità di assistere il Santo Padre si ponga queste domande, e allora le abbiamo rese pubbliche, e anche questo è stato fatto con grande rispetto”.
De Celles: – Se non c’è risposta, quale sarà la risposta di voi quattro cardinali?
Burke: “Allora dovremo semplicemente correggere la situazione, di nuovo in maniera rispettosa, cioè semplicemente questo, dedurre la risposta alle domande dall’insegnamento costante della Chiesa e renderlo noto per il bene delle anime”.
Il cardinale americano non ha dato nessuna indicazione sui tempi di questa eventuale correzione dell’esortazione post-sinodale. E soprattutto ha parlato di correzione in generale, e non di una correzione rivolta direttamente al Pontefice. Amoris Laetitia sta per compiere il suo primo anno di vita, è stata pubblicata nell’aprile del 2016. E ancora adesso da diverse zone del pianeta si hanno dichiarazioni di vescovi e conferenze episcopali che si muovono su linee contrastanti nell’applicazione del documento, alimentando uno stato oggettivo di confusione.
Chi volesse vedere il video può trovarlo a questi link
Marco Tosatti
http://www.marcotosatti.com/2017/03/26/burke-spero-ancora-che-il-papa-risponda-ai-dubia-la-confusione-e-dannosa-per-la-chiesa-insisteremo/

venerdì 24 marzo 2017

Il cardinal Burke attira una grande folla a San Francisco



“The fundamental struggle of our life in Christ ... is the struggle to live the truth in love in a world which could deceive us into thinking that we can love even while we violate the truth,” Cardinal Raymond Burke said in his homily March 15 at St. Mary’s Cathedral.

The cardinal, who was the presenter at all three days of the Western Region Canon Law Meeting sponsored by the Archdiocese of San Francisco, delivered the homily at a 5:30 p.m. Mass celebrated by Archbishop Salvatore J. Cordileone for the canon lawyers who attended from Western states. The Mass was concelebrated by Auxiliary Bishop William J. Justice and a number of priests.

Cardinal Burke, a former prefect of the Catholic Church’s top judicial court, the Supreme Tribunal of the Apostolic Signatura, was treated like a celebrity by many who attended the Mass from the area and who lined up after the Mass to greet him, and in many cases, ask for his autograph.

At San Francisco’s cathedral, Cardinal Burke emphasized the importance of the “humble” practice of canon law for the “salvation of souls.”

“Canon law is not in contrast with the many works of divine grace in the church but rather assures that the work of divine grace will be received into souls formed in accord with the mind and heart of Christ,” Cardinal Burke said.

“We do not study and respect the law for its own sake but for the sake of the sacred realities which it safeguards and fosters. We serve the justice which is the minimal and irreplaceable requirement of divine love,” Cardinal Burke said.

Traduzione con google:

La lotta fondamentale della nostra vita in Cristo ... è la lotta per vivere la verità nella carità, in un mondo che ci poteva ingannare a pensare che possiamo amare anche quando violiamo la verità”, ha detto il Cardinale Raymond Burke nella sua omelia del 15 marzo presso la Cattedrale di Santa Maria.

Il cardinale, che è stato presente a tutti i tre giorni della Western Region Canon Law Meeting promosso dall'Arcidiocesi di San Francisco, ha tenuto l'omelia durante la Messa delle 17:30 celebrata da monsignor Salvatore J. Cordileone per i canonisti che hanno partecipato. La Messa è stata concelebrata dal Vescovo Ausiliare e da un certo numero di sacerdoti.

Il cardinale Burke, ex prefetto della corte superiore di giustizia della Chiesa cattolica, il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, è stato trattato come una celebrità da molti che hanno partecipato alla Santa Messa e che si sono messi in fila dopo la Messa per salutarlo, e in molti casi, per chiedere il suo autografo.

Nella Cattedrale di San Francisco, il cardinale Burke ha sottolineato l'importanza della pratica “umile” del diritto canonico per la “salvezza delle anime”.

“Il diritto canonico non è in contrasto con le molte opere della grazia divina nella chiesa, ma piuttosto assicura che l'opera della grazia divina sia ricevuta nelle anime formate in accordo con la mente e il cuore di Cristo”, ha detto il cardinale Burke.

“Noi non studiamo e rispettiamo la legge per se stessa ma per il bene delle realtà sacre, che salvaguarda e promuove. Serviamo la giustizia che è il requisito minimo e insostituibile dell'amore divino “, ha detto il cardinale Burke.

domenica 19 marzo 2017

Vernal P. Hegenbart: "Gli attacchi contro il Cardinale Burke sono assurdi"



Once again, Vince Hatt launches a blistering attack on Cardinal Raymond Burke and to a lesser degree on Pope Francis. He accuses these leaders of the Roman Catholic Church of playing hardball and using big bats. I find this characterization of two good and holy church men to be extreme and vengeful, especially as it regards Cardinal Burke. Hatt seams to be most upset because when Burke was the bishop of the La Crosse Diocese, he objected to several speakers who were being sponsored by the Franciscan Spiritually Center when Hatt was director. He goes on to pedantically explain the advice he gave Bishop Burke regarding relationships, inclusion and discernment, but he only did so in his head. Hatt boasts that on one occasion he stood his ground when then-Bishop Burke insisted that a presentation by sister Joan Chittister be canceled, Chittister is well known for her dissident views and feminist activism. She castigates those opposed to abortion on demand as only caring about the baby being born with no concern for the mother or the baby after its birth, which is absolutely preposterous. She says she is only interested in inquiry while challenging Catholic teachings in a number of areas. Hatt and the Franciscan Sisters of Perpetual Adoration then arranged to have Church Women United sponsor Chittister’s appearance. This in spite of the fact that after extensive research on CWU, I had disclosed in the diocesan newspaper its vigorous support of abortion- friendly legislation that of course is in direct opposition to Catholic teaching. This issue generated a lot of controversy and then Pat Slattery, staff writer of the Catholic Times, arranged for a print debate between Doris Younger, the then-president of CWU and myself. Younger clearly enunciated the position of CWU regarding abortion on demand when she stated the pro-abortion argument that the decision was up to the pregnant women as to whether to have an abortion or not. Certainly Bishop Burke was exercising his responsibility and his authority in opposing Chittisten’s appearance sponsored by Hatt and the FSPA. The FSPA has a history of rebellion, as when the United States Catholic Bishops opposed the passage of Obamacare because of the abortion issue, and the sisters supported it. In the Feb. 2 Tribune, ultra liberal columnist E.J. Dionne seems to criticize Steve Bannon, an adviser to President Trump, for reminding the world that radical Islam has a long history of attempting to force its religion and views on Christians and Jews. Dionne quotes Jason Horowitz of The New York Times as reporting that during a visit to Rome in 2014, Bannon met and “bonded” with Cardinal Burke, as if to infer some kind of guilt by association. Guilty of what, acknowledging recorded history? An AP article in the Feb. 17 Tribune states that Cardinal Burke has been criticized for his record of handling cases of abusive priests. It is true that he has questioned whether this abuse was always perpetrated by pedophiles or often by homosexuals, which is, of course, considered culturally incorrect, and unacceptable. They like to insist that homosexuals would never prey on children. In Dionne’s article he hints at the possibility of schism in the Church. Certainly his own agitation as well as that of Hatt and Chittister as well as segments of the FSPA and some radical homosexuals, could influence some to consider that horrible thought. But the Church as endured worse in the last 2,000+ years and will withstand this challenge as well. Cardinal Burke has the good character and tenacity to withstand attacks even when they are patently absurd. But they raise the question of why there attacks are so obviously vindictive, punitive and without merit to the point of calumny. I believe he is praying that God will forgive them for they know not what they do. I invite you to join me in praying for Cardinal Burke as he defends the holy Roman Catholic faith with vigor and truth.
Fonte: http://lacrossetribune.com/news/opinion/editorial/columnists/vernal-p-hegenbart-attacks-on-cardinal-burke-are-absurd/article_94a775b3-1853-52b6-afdb-ab5a81525bbe.html

martedì 14 marzo 2017

Papa Francesco elogia il cardinale Burke: "E' un canonista eccellente"



Pope Francis said that he does not see Cardinal Raymond Burke as an adversary, in an interview appearing in the German journal Die Zeit.
In the interview, which was recorded before he began his Lenten Retreat, the Pope said that Cardinal Burke remains the patron of the Knights of Malta, although the Pontiff saw the need to appoint another prelate to preside over the spiritual renewal of the order. He said that the American cardinal had encountered problems within the Knights of Malta that he was unable to resolve.
However, Pope Francis rejected the idea that Cardinal Burke had been sent to Guam as a form of punishment. That trip, he said, was connected with his work for a Vatican tribunal investigating charges against Arcbishop Anthony Apuron. “For that I’m very grateful to him; he’s an excellent lawyer,” the Pope said.
The Holy Father did tell Die Zeit that he sees a problem with “fundamentalist Catholics.” He remarked that when the self-assurance of these Catholics reminds him of St. Peter’s insistence that he would never deny Jesus. When he reads the Gospel account of how Jesus tells Peter that he will deny Him three times, the Pope said, “it makes me think of so many fundamentalist Catholics”.

martedì 7 marzo 2017

Il cardinal Burke mostra una aderenza piena al Concilio Vaticano II, secondo l’ermeneutica della riforma nella continuità

Orgogliosamente americano, figlio di agricoltori e di origini irlandesi, il cardinale Raymond Leo Burke è finito nelle ultime settimane al centro dell’ennesima spy story che lo vede protagonista insieme al Presidente americano Donald Trump e al  famigerato, come lo dipingono i giornaloni, consigliere del Don, Steve Bannon, frequentatore in passato della Santa Sede. Dopo le trame russe, che vedevano i servizi segreti putiniani dietro l’ascesa di The Donald – o l’affossamento della Clinton, che è lo stesso – ora sarebbe l’inquilino della Casa Bianca a cercare di influenzare nientemeno che il papato. La soffiata arriva da un affidabile organo della stampa liberal americana, il New York Times, tanto affidabile che dopo la vittoria di Trump ha dovuto scusarsi con i suoi elettori per la partigianeria mostrata nella campagna elettorale per le presidenziali USA dell'anno scorso.
Il 7 febbraio il New York Times svela l’arcano: il cardinale Burke, dipinto come la guida della fronda interna alla Chiesa cattolica contro Papa Francesco, sarebbe il cavallo di troia di una sorta di trama transatlantica che vede il prelato del Wisconsin inserito in una rete che da Bannon arriva al Presidente Trump, desiderosa di contrastare l’azione del pontefice. 
Si sa che, almeno in campagna elettorale, tra l’immobiliarista newyorkese e il successore di Pietro qualche tensione c’è stata. Il muro con il Messico, iniziato nel 1994 da Bill Clinton e cavallo di battaglia del candidato Trump, non piace proprio al pontefice argentino. Da qui a immaginare l’ennesima trama oscura fra americani, estremisti di destra e settori conservatori in Vaticano contro il sol dell’avvenire però sembra ne passi.



Per fortuna ci ha pensato l’editore Cantagalli a rendere accessibile anche al pubblico italiano il pensiero e la biografia di Raymond Leo Burke. “Un cardinale nel cuore della Chiesa. Dialogo con Guillaume d’Alançon” (Edizioni Cantagalli 2016, 117 p.) è il titolo italiano di una densa intervista a tuttotondo sulla vita della Chiesa e le grandi questioni di questo tempo. 
Nominato vescovo da Giovanni Paolo II nel 1994, Burke è l’erede di tante battaglie in quel lungo e fecondo pontificato segnato dal grande scontro tra quelle che il papa polacco definiva cultura della vita e cultura della morte. Ben lungi dall’essere il capofila del nuovo lefebvrismo – per altro è proprio con Francesco che il riavvicinamento della Fraternità sacerdotale san Pio X a Roma ha subito una rapida accelerata, altra pietra d’inciampo per le ricostruzioni mitologiche dei liberal – il cardinal Burke mostra una aderenza piena al Concilio Vaticano II, letto come insegnava già Benedetto XVI secondo l’ermeneutica della riforma nella continuità, e allo stesso magistero di Francesco.
Non appena si varca la soglia dell’appartamento del cardinal Raymond Leo Burke – nota d’Alançon – lo sguardo è subito attirato da una grande quadro che raffigura Papa Francesco. Secondo il cardinale infatti “la vita della Chiesa si sviluppa in maniera organica” e “i secoli ci trasmettono le verità della fede in una catena ininterrotta, secondo il principio per cui il nuovo germoglia sul tronco dell’antico”. Quella di Burke, più che una Chiesa arroccata in se stessa e paurosa dell’esterno appare piuttosto la Chiesa del Concilio, che incontra la cultura contemporanea non per formalizzare un compromesso con essa ma per testimoniare Cristo e trasformarla. Insomma una Chiesa in uscita, ma restando sempre quel “segno di contraddizione” che anche molti non credenti negli anni hanno iniziato ad apprezzare contro un appiattimento generalizzato del pensiero.
Oggi, è convinto Burke, si moltiplicano i tentativi di per spingere i cattolici ad archiviare la stagione wojitylana del grande impegno per la vita e la famiglia, anche pubblico. A questi tentennamenti il cardinale risponde con il monito del filosofo Edmund Burke: perché il male trionfi è sufficiente che i buoni rinuncino all’azione. Inoltre, segnala una tendenza a volere separare la difesa della vita dalle questioni sociali (accoglienza, lotta alla povertà, salute) per mettere da parte la prima in favore delle seconde. Qualcosa di impossibile perché, incalza Burke, senza il riconoscimento della dignità di ogni persona umana non ci può essere nessuna giustizia sociale, il primo sorregge e consente la seconda.
Insomma, una risposta ferma alla Open Society Foundation di George Soros che negli ultimi tempi, secondo DC Leaks, avrebbe sovvenzionato organizzazioni cattoliche per spostare le priorità della Chiesa americana sull’impegno sociale e l’integrazione razziale, a scapito della questione antropologica che urterebbe il finanziere-filantropo internazionale ungherese. Una colonizzazione ideologica della Chiesa che è proprio Francesco a respingere nell’esortazione Amoris Laetitia, punto 251: “è inaccettabile che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il matrimonio fra persone dello stesso sesso”.
Ma allora perché Burke è diventato l’ultima losca figura del fantasmagorico gotha trumpiano? Il cardinale non ama i politici americani che si professano cattolici e poi quando legiferano disattendono la retta coscienza e il diritto naturale. È ben consapevole dei tentativi della passata amministrazione di limitare la libertà religiosa ed educativa negli Stati Uniti, imponendo ai credenti la privatizzazione delle loro convinzioni. Presenzia fino anche a guidare le marce per la vita e la famiglia, le stesse frequentate dal vice di Trump Mike Pence. Considera, con Francesco, cultura dello scarto anche l’aborto e l’eutanasia e a differenza di alcuni ambienti ecclesiali non disdegna di dialogare con chi si dichiara a favore della vita, fossero anche quei diavoli di Trump o di Salvini.
Come se non bastasse, Burke, insieme ai cardinali Caffarra, Brandmüller e Meisner, ha anche sottoscritto i Dubia – questioni formali poste al papa – relativi all’ottavo capitolo di Amoris Laetitia, una richiesta di interpretazione autentica dei passaggi dell’esortazione sulla comunione ai divorziati risposati, quegli stessi che nell’orbe cattolico hanno generato orientamenti spesso opposti. Tanto basta all’universo progressista per mettere Burke in cima alla lista dei proscritti dal nuovo politburo che strumentalizza Francesco come proprio vessillo. Eppure nel discorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite è stato il pontefice, utilizzando parole non dissonanti da quelle del cardinal Burke, a ricordare che “la difesa dell’ambiente e la lotta contro l’esclusione esigono il riconoscimento di una legge morale inscritta nella stessa natura umana, che comprende la distinzione naturale tra uomo e donna e il rispetto assoluto della vita in tutte le sue fasi e dimensioni”. Qualcuno storcerebbe il naso.
Certamente Burke e il papa argentino, gesuita catapultato nel pieno dell’Obama’s World e propugnatore di una immagine sobria e di una teologia del popolo e dei poveri, hanno sensibilità assai diverse. Forse possiamo ipotizzare che Papa Bergoglio avrebbe avuto maggior sintonia alla Casa Bianca con un Bernie Sanders, anch’esso già frequentatore del Vaticano ma anche sostenitore di Trump almeno nella scelta di archiviare il TTP. Ecco. Altra pietra d’inciampo per i liberal soprattutto di casa nostra, ma questa è un’altra storia.

Fonte: Benedetto delle Site
https://www.loccidentale.it/articoli/144763/quella-della-lobby-trumpista-in-vaticano-e-lennesima-fake-news

domenica 5 marzo 2017

Dichiarazione sulla situazione attuale della musica sacra


“CANTATE DOMINO CANTICUM NOVUM”
Dichiarazione sulla situazione attuale della musica sacra
Noi sottoscritti - musicisti, sacerdoti, insegnanti, studiosi e amanti della musica sacra - offriamo umilmente alla comunità cattolica di tutto il mondo questa dichiarazione, esprimendo il nostro grande amore per il patrimonio di musica sacra della Chiesa e la nostra profonda preoccupazione riguardo il suo difficile stato attuale.

Introduzione
"Cantate Domino canticum novum, cantate Domino omnis terra" (Salmo 96): questo cantare alla gloria di Dio è risuonato per l'intera storia della Cristianità, dall'inizio al giorno presente. La Sacra Scrittura e anche la Sacra Tradizione sono testimonianza del grande amore per la bellezza e per il potere della musica nel culto dovuto a Dio onnipotente. Il patrimonio della musica sacra è stato sempre considerato come cosa preziosa nella Chiesa Cattolica dai suoi santi, teologi, pontefici e dai suoi fedeli laici.
Questo amore e familiarità con la musica è testimoniato da tutta la letteratura Cristiana e in molti documenti che i Papi hanno dedicato alla musica sacra, dalla "Docta Sanctorum Patrum" (1324) di Giovanni XXII alla "Annus Qui" (1749) di Benedetto XIV, giù fino al Motu Proprio "Tra le sollecitudini" (1903) di San Pio X, la "Musicae Sacrae Disciplina" (1955) di Pio XII, il Chirografo sulla Musica Sacra (2003) di San Giovanni Paolo II, e via dicendo. Questa vasta documentazione ci fa presente in modo molto forte che l'importanza e il ruolo della musica nella liturgia deve essere considerato molto seriamente. Questa importanza è collegata con la profonda connessione tra la liturgia e la musica, una connessione che va in due direzioni: una buona liturgia permette musica di altissimo livello, ma uno standard basso di musica per la liturgia influisce tremendamente sulla liturgia stessa. Non può essere dimenticata l'importanza ecumenica della musica, quando sappiamo che altre tradizioni cristiane - come gli Anglicani, i Luterani e gli Ortodossi - hanno grande considerazione per l'importanza e la dignità della musica sacra, come testimoniato dai loro patrimoni gelosamente custoditi.
Stiamo celebrando un importante evento, il cinquantesimo anniversario della promulgazione dell'Istruzione sulla musica nella liturgia "Musicam Sacram" (5 marzo 1967) sotto il pontificato del Beato Paolo VI. Leggendo oggi il documento, non possiamo fare a meno di pensare alla "via dolorosa" della musica sacra nei decenni che hanno seguito la "Sacrosanctum Concilium". Infatti, quanto è accaduto in alcune fazioni nella Chiesa a quel tempo (1967), non era per nulla in linea con la "Sacrosanctum Concilium" o con "Musicam Sacram". Certe idee che non erano mai state presenti nei documenti del Concilio sono state imposte nella pratica liturgica, a volte con la complicità di una mancanza di vigilanza da parte del clero e della gerarchia ecclesiastica. In alcuni paesi il patrimonio della musica sacra, che il Concilio aveva chiesto venisse preservato, non solo non è stato preservato ma è stato anche combattuto. E questo certamente contro il Concilio, che aveva chiaramente affermato:
«La tradizione musicale della Chiesa costituisce un patrimonio d'inestimabile valore, che eccelle tra le altre espressioni dell'arte, specialmente per il fatto che il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della liturgia solenne. Il canto sacro è stato lodato sia dalla sacra Scrittura, sia dai Padri, sia dai romani Pontefici; costoro recentemente, a cominciare da S. Pio X, hanno sottolineato con insistenza il compito ministeriale della musica sacra nel culto divino. Perciò la musica sacra sarà tanto più santa quanto più strettamente sarà unita all'azione liturgica, sia dando alla preghiera un'espressione più soave e favorendo l'unanimità, sia arricchendo di maggior solennità i riti sacri. La Chiesa poi approva e ammette nel culto divino tutte le forme della vera arte, purché dotate delle qualità necessarie» (112).

La situazione attuale
Alla luce del pensiero della Chiesa così frequentemente espresso, noi non possiamo evitare di essere preoccupati per la situazione attuale della musica sacra, che è quantomeno drammatica, con abusi nel campo della musica sacra che sono ora la norma, piuttosto che l'eccezione. Noi riassumeremo qui alcuni di questi elementi che contribuiscono allo stato presente di desolazione in cui versa la musica sacra nella liturgia.
1. C'è stata una mancanza di comprensione dell'"aspetto musicale della liturgia", cioè, che la musica è una parte integrale della vera essenza della liturgia come pubblico, formale e solenne culto a Dio. Noi non dobbiamo semplicemente cantare durante la Messa, ma cantare la Messa. Quindi, come "Musicam Sacram" stessa ci ricorda, le parti che spettano al celebrante dovrebbero essere cantillate usando i toni contenuti nel Messale, con l'assemblea che risponde a queste parti; il canto dell'"Ordinarium Missae" in canto gregoriano o in musica ad esso ispirato dovrebbe essere incoraggiato; e anche ai Propri della Messa dovrebbe essere dato un posto d'onore che anche significhi la loro importanza storica, la loro funzione liturgica e la loro profondità teologica. Un approccio simile si applica anche al canto nell'ufficio divino. Sarebbe un mostrare una specie di vizio di "inedia liturgica" il non cantare la liturgia, usando solo "musica di consumo" piuttosto che musica sacra, rifiutare di educarsi o di educare gli altri nella tradizione della Chiesa e nelle sue direttive, mettendo poco o nessuno sforzo per l'edificazione di un programma dignitoso di musica sacra.
2. Questa mancanza di comprensione liturgica e teologica va insieme con l'aver abbracciato il secolarismo. Il secolarismo di stili musicali pop ha contribuito alla desacralizzazione della liturgia e allo stesso tempo il secolarismo dettato dalle esigenze di profitto di un certo tipo di mercato ha favorito l'imposizione di mediocri repertori di musica per le parrocchie. Ha incoraggiato un antropocentrismo nella liturgia che mette in pericolo la vera natura della stessa. In ampi settori della Chiesa al giorno d'oggi c'è una relazione scorretta con la cultura, che può essere vista come una "rete di connessioni". Nell'attuale situazione della musica liturgica (e della liturgia in se stessa, perché le due sono legate), noi abbiamo interrotto questa rete di connessioni con il nostro passato e abbiamo provato a collegarci ad un futuro che però non ha significato senza contatto con il suo passato. Oggi la Chiesa non sta attivamente usando la sua ricchezza culturale per evangelizzare, ma è piuttosto essa stessa usata da una cultura secolarizzata, nata in opposizione alla Cristianità, che destabilizza quel senso di adorazione che è al cuore della fede Cristiana.
Papa Francesco, nella sua omelia per la festa del Corpus Domini (4 giugno 2015) ha parlato dello "stupore della Chiesa davanti a questa realtà [della Santa Eucaristia]. Uno stupore che alimenta sempre la contemplazione, l’adorazione e la memoria". In molte delle nostre Chiese in giro per il mondo, dove è oramai questo senso di contemplazione, adorazione e stupore per il mistero dell'Eucaristia? Esso è perduto perché oramai stiamo vivendo una sorta di Alzheimer spirituale, una malattia che ci sta strappando le nostre memorie teologiche, artistiche, musicali e culturali. È stato affermato che noi dovremmo introdurre la cultura di ogni popolo nella liturgia. Questo potrebbe essere giusto, se compreso correttamente, ma non nel senso che la liturgia (e la sua musica) debba divenire il luogo dove esaltare una cultura secolare. Essa è un luogo dove la cultura, ogni cultura, deve essere trasportata a un altro livello e purificata.
3. Ci sono gruppi che spingono per un "rinnovamento" che non riflette l'insegnamento della Chiesa ma serve solo la propria agenda, visione del mondo e interessi. Questi gruppi hanno alcuni dei loro membri in importanti posti di comando, da dove possono mettere in pratica i loro piani, la loro idea di cultura e il modo in cui noi dovremmo avere a che fare con tematiche di attualità. In alcuni paesi potenti lobby hanno contribuito alla sostituzione "de facto" di repertori liturgici fedeli alle direttive del Vaticano II con repertori di bassa qualità. Quindi siamo finiti con repertori di nuova musica liturgica di qualità molto bassa, sia per quello che riguarda il testo, sia per quello che riguarda la musica. Questo è comprensibile quando riflettiamo sul fatto che nulla che ha valore duraturo può venire da una mancanza di formazione e perizia, specialmente quando questa gente non si cura dei saggi insegnamenti contenuti nella tradizione della Chiesa:
«Per tali motivi il canto gregoriano fu sempre considerato come il supremo modello della musica     sacra, potendosi stabilire con ogni ragione la seguente legge generale: tanto una composizione per chiesa è più sacra e liturgica, quanto più nell’andamento, nella ispirazione e nel sapore si accosta alla melodia gregoriana, e tanto è meno degna del tempio, quanto più da quel supremo modello si riconosce difforme» (San Pio X, Motu Proprio "Tra le sollecitudini").
Oggi questo "supremo modello" è spesso scartato, se non disprezzato. L'intero Magistero della Chiesa ci ha ricordato l'importanza di aderire a questo importante modello, non come una maniera di limitare la creatività ma come una base su cui l'ispirazione può fiorire. Se desideriamo che i fedeli si mettano alla sequela di Gesù, noi dobbiamo preparare per loro la "casa" con il meglio che la Chiesa può offrire. Noi non li invitiamo nella nostra casa, la Chiesa, per dare loro un sottoprodotto musicale e artistico, quando essi possono trovare un più accattivante stile pop al di fuori di essa.  La liturgia è un "limen", una soglia che ci permette di passare dalla nostra esistenza quotidiana alla celebrazione con gli angeli: "Et ideo cum Angelis et Archangelis, cum Thronis et Dominationibus, cumque omni militia cælestis exercitus, hymnum gloriæ tuæ canimus, sine fine dicentes…".
4. Questo disprezzo per il canto gregoriano e i repertori tradizionali è un segno di un problema più grande, quello del disprezzo per la Tradizione. La "Sacrosanctum Concilium" insegna che l'eredità artistica e musicale dovrebbe essere rispettata e tenuta in grande conto, perché rappresenta secoli di culto e preghiera, ed è una espressione dei più alti vertici della creatività e spiritualità umana. C'era un tempo in cui la Chiesa non aveva necessità di rincorrere l'ultima moda, ma era creatrice ed arbitro della cultura. La mancanza di impegno a difendere la tradizione ha messo la Chiesa e la sua liturgia su sentieri incerti e tortuosi. La tentata separazione del Vaticano II dagli insegnamenti precedenti della Chiesa è un vicolo cieco, e l'unico modo per uscirne è l'ermeneutica della continuità, sostenuta dal Papa Benedetto XVI. Recuperare l'unità, integrità e armonia nella dottrina Cattolica è la condizione per riportare la musica e la liturgia alla loro condizione più nobile. Papa Francesco ci ha insegnato nella sua prima enciclica: "La conoscenza di noi stessi è possibile solo quando partecipiamo a una memoria più grande" ("Lumen Fidei" 38).
5. Un'altra causa di decadenza della musica sacra è il clericalismo, l'abuso di posizioni e di "status" da parte del clero. Il clero, che è al giorno d'oggi spesso poveramente educato nella grande tradizione della musica sacra, continua  a prendere decisioni sul personale da impiegare e sulle direttive da offrire, contravvenendo spesso lo spirito autentico della liturgia e il rinnovamento della musica sacra, così richiesto ai nostri giorni. Più che spesso alcuni membri del clero contraddicono gli insegnamenti del Vaticano II in nome di un supposto "spirito del Concilio". C'è da aggiungere che, specie in paesi di antica tradizione Cristiana, gli stessi membri del clero hanno spesso accesso a posizioni nell'ambito musicale-liturgico che sono precluse al laicato, quando ci sono musicisti laici pienamente capaci di offrire un servizio di qualità uguale o anche superiore alla Chiesa.
6. Notiamo anche un problema di compensi inadeguati (a volte, ingiusti) per i musicisti laici. L'importanza della musica sacra nella liturgia Cattolica richiede che almeno alcuni membri della Chiesa, in ogni angolo del mondo, siano ben educati e tecnicamente ben equipaggiati, così da potere servire il popolo di Dio in questo campo. Non è forse vero che dovremmo dare a Dio il nostro meglio? Nessuno sarebbe sorpreso o disturbato nel sapere che i medici hanno bisogno di un salario per sopravvivere, nessuno accetterebbe cure mediche da un volontario senza adeguata preparazione: i sacerdoti hanno il loro salario, perché non possono vivere se non mangiano, e se non mangiano non sarebbero in grado di preparare se stessi nelle scienze teologiche o in grado di dire Messa con la dovuta dignità. Se paghiamo i fiorai e i cuochi che aiutano nelle parrocchie, perché sembra strano  che coloro che svolgono attività musicale per la Chiesa possano avere diritto ad un giusto compenso (vedi canone 231)?
Proposte per un cambiamento positivo
Può sembrare che ciò che abbiamo detto sia pessimistico, ma noi manteniamo la speranza che c'è una via per uscire da questo inverno. Le seguenti proposte sono offerte "in spiritu humilitatis", con l'intenzione di recuperare la dignità della liturgia e della sua musica nella Chiesa.
1. Come musicisti, sacerdoti, studiosi e Cattolici che amano il canto gregoriano e la sacra polifonia, così frequentemente lodati e raccomandati dal Magistero, chiediamo per una riaffermazione di questa eredità, insieme con le composizioni sacre moderne in lingua latina o vernacolare che siano anche esse ispirate a questa grande tradizione; e chiediamo passi concreti per promuoverla ovunque, in ogni Chiesa in giro per il mondo, così che tutti i Cattolici possano cantare le lodi di Dio con una voce, una mente, un cuore, una cultura comune che trascenda tutte le differenze. Noi chiediamo anche una riaffermazione dell'importanza unica dell'organo a canne per la sacra liturgia, per la singolare capacità che ha di elevare i cuori al Signore e per l'essere perfettamente adatto per sostenere il canto dei cori e delle assemblee.
2. Sembra necessario che l'educazione al buon gusto per la musica e la liturgia possa cominciare da giovanissimi. Spesso alcuni educatori senza preparazione musicale pensano che i bambini e le bambine non siano in grado di apprezzare la vera arte. Questo è lontano dalla verità. Usando una pedagogia che li aiuterà ad avvicinarsi alla bellezza della liturgia, i bambini e le bambine possono essere nutriti in un modo che fortificherà il loro spirito, perché sarà offerto loro un pane spirituale nutriente e non l'apparentemente gustoso ma insalubre pane di origine industriale (come succede quando nelle "Messe per i bambini" sono presentate musiche di chiara derivazione pop). Abbiamo notato per esperienze personali che quando i bambini sono esposti a questi repertori ispirati alla tradizione, cominciano ad apprezzarli e a sviluppare una connessione più profonda con la Chiesa.
3. Se è vero che i giovanissimi devono essere messi in grado di poter apprezzare la bellezza della musica e dell'arte, se devono comprendere l'importanza della liturgia come "fons et culmen" della vita della Chiesa, è anche vero che dobbiamo anche avere un laicato protagonista nella vita della Chiesa e che ne segua il Magistero. Dobbiamo dare spazio a musicisti laici ben formati in aree che hanno a che fare con l'arte e la musica. Essere un musicista competente per la liturgia richiede anni di studio. Questo status "professionale" deve essere riconosciuto, rispettato e promosso nella pratica. Parlando di questo, noi speriamo sinceramente che la Chiesa continui a lavorare contro ovvie e sottili forme di clericalismo, così che anche il laicato possa offrire il suo pieno contributo in aree dove l'ordinazione al sacerdozio non è un requisito indispensabile.
4. Una insistenza su repertori di più altro livello e su personale professionalmente più preparato dovrebbe essere specialmente rafforzata per ciò che riguarda Cattedrali e Basiliche. I Vescovi in ogni diocesi dovrebbero assumere almeno un maestro di cappella ben preparato e/o un'organista, che dovrebbero seguire chiare direttive su come eseguire musica liturgica eccellente nella cattedrale o basilica e dovrebbero offrire un esempio luminoso su come combinare lavori della grande tradizione con appropriate nuove composizioni. Pensiamo che un principio solido per questo sarebbe di seguire quello che è richiesto dalla Sacrosanctum Concilium: "Infine non si introducano innovazioni se non quando lo richieda una vera e accertata utilità della Chiesa, e con l'avvertenza che le nuove forme scaturiscano organicamente, in qualche maniera, da quelle già esistenti" (23).
5. Suggeriamo che in ogni Basilica e Cattedrale ci sia un incoraggiamento per una messa settimanale celebrata in latino (in una delle forme del Rito romano) così da mantenere il contatto che abbiamo con la nostra eredità liturgica, culturale, artistica e teologica. Il fatto che molti giovani oggi stiano riscoprendo la bellezza del latino nella liturgia è sicuramente un segno dei tempi e ci spinge a seppellire le battaglie del passato per cercare un approccio più "Cattolico", che ci porti in dote l'eredità di tutti i secoli della liturgia Cattolica. Con il facile reperimento di libri, opuscoli e risorse in internet, non sarà difficile facilitare la partecipazione attiva di coloro che desiderano partecipare a liturgie in latino. Inoltre, ogni parrocchia dovrebbe essere incoraggiata  ad avere una Messa pienamente cantata ogni domenica.
6. L'istruzione nella liturgia e nella musica del clero dovrebbe essere una priorità per i Vescovi. Il clero ha la responsabilità di imparare e far pratica delle melodie liturgiche, seguendo "Musicam Sacram" e altri documenti; essi dovrebbero essere in grado di poter cantillare le preghiere della liturgia, non soltanto di recitare le parole. Nei seminari e nelle università dovrebbero divenire familiari con la grande tradizione della musica sacra nella Chiesa e apprezzarla, in armonia con il Magistero e seguendo i solidi principi che troviamo in Matteo 13, 52: "Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche".
7. Nel passato, gli editori cattolici hanno giocato un ruolo importante nel diffondere buoni esempi di musica sacra, dei maestri del passato e nuova. Oggi gli stessi editori, anche se appartengono a diocesi o istituzioni religiose, spesso diffondono musica non adatta per liturgia, seguendo considerazioni soltanto di natura commerciale. Molti fedeli Cattolici pensano che quello che gli editori più conosciuti offrono sia in linea con la dottrina della Chiesa Cattolica su musica e liturgia, ma spesso non è così. Gli editori cattolici dovrebbero avere come primo scopo quello di educare i fedeli nella sana dottrina Cattolica e dare buone direttive liturgiche, non quello di fare soldi.
8. La formazione dei liturgisti è anche fondamentale. Così come i musicisti devono capire gli elementi essenziali della storia e della teologia della liturgia, così anche i liturgisti dovrebbero essere educati nel canto gregoriano, nella polifonia e nell'intera tradizione della Chiesa, così da poter discernere tra ciò che è buono e ciò che è cattivo.

Conclusione
Papa Francesco, nella sua enciclica "Lumen Fidei", ci ha ricordato il modo in cui la fede connette passato e futuro:
«È vero che, in quanto risposta a una Parola che precede, la fede di Abramo sarà sempre un atto di memoria. Tuttavia questa memoria non fissa nel passato ma, essendo memoria di una promessa, diventa capace di aprire al futuro, di illuminare i passi lungo la via. Si vede così come la fede, in quanto memoria del futuro,  memoria futuri, sia strettamente legata alla speranza» (LF 9).
Questo ricordo, questa memoria, questo patrimonio che è la nostra tradizione Cattolica non è qualcosa del passato soltanto. È ancora una forza vitale nel presente, e sarà sempre un dono di bellezza per le generazioni future. "Cantate inni al Signore, perché ha fatto cose grandiose,  ciò sia noto in tutta la terra.  Gridate giulivi ed esultate, abitanti di Sion, perché grande in mezzo a voi è il Santo di Israele" (Is 12, 5-6).

sabato 4 marzo 2017

L'Arcidiocesi di Madrid ha condiviso il paragone tra il cardinal Burke e il dissidente tedesco Hans Küng



Cardinal Raymond Burke has been publicly attacked and ridiculed by a Spanish Catholic publication. An article in Alfa y Omega, published by the Archdiocese of Madrid, characterized the Cardinal as a rabble rouser, comparing him to the infamous German dissident Hans Küng.
“In recent weeks Burke has been the favorite star in some media, as Hans Küng has been for almost three decades since 1979 when the Congregation for the Doctrine of the Faith stated that his teachings could not be considered Catholic,” wrote Juan Vicente Boo, a member of the Opus Dei, in his February 23 piece. “Küng took up the duty to correct John Paul II, and was often accompanied by half a dozen noisy theologians,” he added. [Italics in the original]
Alfa y Omega is a journal published under the patronage of the Archdiocese of Madrid which is led by Cardinal Carlos Osoro Sierra who was made a Cardinal by Pope Francis in 2016.
Küng, a Swiss Catholic priest, was forced to hand over his teaching license after publicly departing from Catholic teaching.
For Boo, the supposed similarity between Küng and Burke allegedly arises from his idea that both are trouble makers for the pope. Just as Hans Küng became a headache for the pope in his day by rejecting Catholic doctrine, especially Papal infallibility, so Burke is a headache for Francis by raising the dubia and requesting clarification, his reasoning runs.  
He describes Burke as one who “pontificate[s] on what the Pontiff should do.”
But these two cases are nothing alike historically speaking, and are fundamentally different in nature. Nevertheless, Boo does not hesitate to throw them in the same pot.
Hans Küng, who was called “incendiary, superficial, and polemical” at the Second Vatican Council, eventually had his faculties for teaching Catholic theology withdrawn in 1979 by the Congregation for the Doctrine of the Faith, then headed by Joseph Ratzinger.
This punishment followed Küng’s openly anti-papal and anti-Catholic writings, which he very capably handed to media outlets who were eager for aggressive polemics against the Church.
Küng had been under observation by the Curia since 1968 and was repeatedly asked to retract his dissident views. He was even invited multiple times make a case at the CDF to clarify his positions. Instead, he preferred to hide behind the academic barricades of the University of Tübingen, Germany, publishing books that repeated the same anti-papal critiques he had become famous for. He became a kind of pope-critic celebrity.
Though his teaching license was revoked, his priestly faculties were never taken away by Pope Benedict XVI, formerly Cardinal Ratzinger, due to what some suspect was Ratzinger’s personal respect and magnanimity for his fellow countryman.
For Boo, there seems no disparity at all between the dissident persona of Küng and a Cardinal who has mastered Canon Law and who quietly left his position in the Supreme Tribunal of the Apostolic Signatura when asked by Pope Francis to do so.
And Burke followed Canon Law and the required procedure when filing the dubia – a common practice within the Church.
While Burke humbly champions the faith out of love for the Church and her teachings, Boo has no qualms comparing him to a media-savvy dissenting theologian.
In the mind of Boo, the true hero of all that is happening in the Vatican involving the dubia raised by the four Cardinals is the Pope’s media representative, Greg Burke.
“The Burke that really counts in Rome is called Greg and is the spokesman of the Pope although he is hardly even seen. Precisely because his job is not to be a media protagonist or to dignify, with denial or debate, the scandalous information that feeds – for an addicted public – the most mediocre part of the Italian press,” Boo wrote in the column.
At the same time, the author applauded Francis for what he understands to be the pope’s clarity.
“Francis is a born communicator, who hardly needs a spokesman or explanations, and whose pontificate has marked a strong imprint on the Church and the World in only four years,” he wrote.
Curiously, the author claimed to have not seen even a single “storm” in the sea that Peter’s ship now sails through under the guidance of Francis: “The first four years of Francis have been characterized by an absence of storms, compared with the beginning of his predecessors,” he wrote.
The avalanche of criticism and confusion that has not only marked, but even ruled the Vatican over the last months, especially after the publication of Amoris Laetitia, are not enough evidence for the author. He actually insinuated that Cardinal Burke is portrayed by the media as the necessary adversary of Pope Francis due to a lack of “more powerful adversaries.”
Boo seems to live in an alternative reality when he wrote: “What is truly striking now is the consensus and world leadership achieved by the pope throughout the world. In most countries, no bishop raises any reservations. In the Vatican Curia, the resistance has been waning.”
If it is true that the “resistance” to Francis’ agenda has been withdrawn, as Boo suggests, one must ask if this is due to a real “consensus” or perhaps due to a fear of being demoted and even fired for uttering a critical word, as has already happened to many.
Fonte: 

mercoledì 1 marzo 2017

Nullità matrimoniali, il cardinale Burke ne parlerà a San Francisco


Il 14, 15 e 16 marzo prossimi, a San Francisco presso la cattedrale di Santa Maria dell’Assunzione, il Cardinale Raymond Leo Burke dovrebbe parlare (incarico a Guam permettendo) nel corso di un meeting sul Diritto Canonico organizzato dalla Canon Law Society’s della Western Region (Regione XI della Conferenza Episcopale statunitense) che comprende gli stati della California, delle Hawaii e del Nevada. “Mitis iudex Dominus Jesus: un anno dopo” è il tema delle conferenze, al quale seguiranno “Current Issues/Concerns/Observations” riguardo ai tribunali americani. 
Il documento è uno dei due documenti Francesco emesso nel settembre 2015 e riguarda le procedure per le dichiarazioni di nullità del matrimonio. Saranno tra 80 e i 100 i partecipanti attesi nel corso della riunione di San Francisco organizzata dalla Canon Law Society’s. Michael Brown, direttore delle comunicazioni per l’Arcidiocesi di San Francisco ha detto che l’invito al card. Burke è stata incoraggiata dal Cancelliere di San Francisco e vicario giudiziale del suo tribunale metropolitano, monsignor C. Michael Padazinski e facilitato dall’arcivescovo Salvatore Cordileone. L’invito al card. Burke risale a qualche tempo prima la nota lettera al Papa sui Dubia verso l’Amoris Laetitia.
Padazinski nota che Burke è un “canonista di fama e di prim’ordine” e “la gente vuol sentire quello che ha da dire”. Il card. Burke presiederà anche, il 19 marzo a partire dalle 12:30, una Santa Messa nella forma straordinaria presso la parrocchia Santa Margherita Maria di Oakland e visiterà il Seminario di San Patrizio e i Cavalieri di Malta locali.
Fonte: http://www.lafedequotidiana.it/nullita-matrimoniali-cardinale-burke-ne-parlera-san-francisco/